Turismo, sostenibilità e investimenti, ecco la nuova agenda tra Europa e Italia
Il Parlamento europeo indica la strada per riequilibrare i flussi e ridurre le pressioni sulle grandi mete, mentre il governo italiano mette sul piatto 109 milioni per innovare e allungare i tempi del turismo
immagine generata da AI
Il turismo torna al centro del confronto politico europeo e lo fa con una presa di posizione netta del Parlamento europeo, che ha approvato una risoluzione destinata a incidere sulle prossime strategie dell’Unione. Il nodo, noto da tempo, è la concentrazione dei flussi in poche destinazioni e la difficoltà di garantire equilibrio tra sviluppo economico, qualità della vita e tutela dei territori. Secondo i dati riportati dai deputati, l’80% dei viaggiatori globali si concentra appena sul 10% delle destinazioni, alimentando fenomeni di overtourism che mettono sotto pressione città e territori, lasciando in ombra intere aree che avrebbero margini di crescita. La risposta proposta passa attraverso una redistribuzione dei flussi verso aree meno battute, come regioni rurali, zone montane e destinazioni emergenti, accompagnata da investimenti nei trasporti e in nuove esperienze turistiche legate a cultura, enogastronomia e mobilità sostenibile. La sostenibilità, secondo il Parlamento europeo, passa anche da potenziamento dei treni notturni e sistemi integrati di bigliettazione.
Non è solo una questione di geografia dei flussi. Dentro il pacchetto di proposte c’è anche il tema delle regole, soprattutto sugli affitti brevi, diventati in molte città europee un elemento di tensione tra turismo e residenza. Bruxelles chiede maggiore chiarezza e strumenti che permettano agli Stati di intervenire, anche con limiti e autorizzazioni, per evitare squilibri ormai evidenti.
Accanto a questo si fa strada un altro tema, meno visibile ma altrettanto decisivo: quello delle competenze. L’idea di una carta europea che certifichi formazione ed esperienza nel settore è il segnale di un comparto che non vuole più essere considerato solo stagionale o accessorio, ma una vera industria con standard e professionalità riconoscibili.
Spostandosi a Roma, il quadro cambia tono ma non direzione. Il governo guarda alla destagionalizzazione, intervenendo sul terreno degli investimenti, con un decreto da 109 milioni di euro che punta a rendere il sistema più moderno e meno legato alla stagionalità. La leva è quella della riqualificazione energetica e della digitalizzazione, strumenti che nelle intenzioni dovrebbero rendere le strutture più efficienti e capaci di lavorare lungo tutto l’arco dell’anno.
Il meccanismo prevede una combinazione di contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati, con l’obiettivo di coinvolgere una platea ampia di operatori. La gestione è stata affidata a Invitalia, chiamata a tradurre le risorse in interventi concreti, evitando i ritardi che spesso hanno rallentato misure simili in passato.
Il punto, però, resta sempre quello di tenere insieme gli interventi e dare loro una direzione. La sfida non è costruire un modello più sostenibile e competitivo. E su questo terreno, il confronto è appena cominciato.
PP
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