18 febbraio 2026

Turismo nel Sud-Est siciliano, gli operatori alzano la voce


Imprenditori e operatori chiedono di superare modelli solo formali e rivendicano un ruolo attivo nei processi decisionali, affinché la nuova DMO non sia un contenitore istituzionale ma il motore di una destinazione competitiva e programmata



Turismo nel Sud-Est siciliano, gli operatori alzano la voce

Per anni il turismo ibleo ha viaggiato sull’inerzia della bellezza: mare, città barocche, identità culturale forte. Una crescita costante, spesso spontanea, che però oggi mostra i suoi limiti. È da questa consapevolezza che nasce il confronto tra operatori del settore e istituzioni locali sulla costituzione della DMO Enjoy Barocco, la Destination Management Organization della provincia iblea, chiamata a raccogliere una sfida che il territorio non può più rinviare.

Il nodo non è la nascita della DMO in sé, ma il modello che la guiderà. Dal mondo produttivo arriva una richiesta precisa: evitare che l’organismo si riduca a una scatola istituzionale, priva di reale capacità decisionale e slegata dalle dinamiche dell’accoglienza e del mercato turistico. 

Per questa ragione  imprenditori turistici, host rappresentanti di alcune associazioni hanno richiesto un confronto diretto con le istituzioni locali per portare il proprio punto di vista nel processo di costituzione della Destination Management Organization della provincia iblea. Durante l’incontro, giudicato positivo per il clima e per la disponibilità al dialogo, è emersa la necessità di una governance che non sia sbilanciata sul versante pubblico. Gli operatori chiedono di avere un ruolo effettivo nei luoghi dove si decide, a partire dagli organi di indirizzo, per garantire continuità alle strategie e sottrarle alla variabilità dei cicli politici. Senza una presenza privata stabile, il rischio è quello di riprodurre modelli già visti, caratterizzati da frammentazione, promozione episodica e assenza di indicatori di risultato. Elementi che, in un contesto competitivo sempre più internazionale, non sono più sostenibili.

Sul tavolo non c’è solo la promozione del territorio, ma la costruzione di una vera “destinazione”. Questo significa definire obiettivi chiari, misurarne gli effetti, coordinare le azioni di marketing e superare la logica delle iniziative isolate. Un cambio di passo che richiede competenze manageriali e una visione di medio-lungo periodo.

L’apertura mostrata dalle amministrazioni viene letta come un segnale incoraggiante, ma non sufficiente. Per il comparto turistico il passaggio decisivo sarà la fase statutaria: è lì che si misurerà la reale volontà di rendere la DMO uno strumento operativo e condiviso, e non un semplice adempimento amministrativo.

 

PP


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