26 aprile 2024

Cancro al pancreas
Scoperta sinergia
fra immunoterapia
e farmaci mirati




Cancro al pancreas<br>Scoperta sinergia<br>fra immunoterapia<br>e farmaci mirati

I risultati di un nuovo studio IEO, sostenuto da Fondazione AIRC, pongono le basi molecolari per una terapia combinata efficace contro il cancro del pancreas. 
I dati sono stati pubblicati sulla rivista "Sciences Advances".

In uno studio condotto al Dipartimento di Oncologia Molecolare dell'Istituto Europeo di Oncologia, il gruppo di ricerca coordinato da Gioacchino Natoli 
ha scoperto il meccanismo molecolare per cui due terapie contro il tumore del pancreas singolarmente poco efficaci, se combinate ottengono invece un buon risultato 
terapeutico. Si tratta del trametinib associato a immunoterapia: insieme hanno dimostrato nei modelli preclinici di poter acquisire un controllo molto significativo 
della malattia. 
I risultati dello studio, sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, sono stati appena pubblicati sulla rivista Sciences Advances.

Il tumore del pancreas è caratterizzato da un insieme di mutazioni del DNA molto ben definite. Tra le meglio conosciute ci sono le mutazioni del gene KRAS, 
i cui prodotti proteici mimano una stimolazione costante e abnorme da parte di fattori di crescita, inducendo così una proliferazione non controllata delle cellule. 
Contro tali mutazioni sono stati sperimentati alcuni farmaci a bersaglio molecolare, progettati proprio per contrastare questi effetti. 
Tuttavia, i tentativi di bloccare in maniera mirata la trasmissione di stimoli proliferativi indotti dalla mutazione di KRAS, in particolare con l'inibitore 
trametinib, non hanno finora prodotto i risultati terapeutici attesi.

I ricercatori hanno scoperto che il trametinib induce l'espressione di retrovirus endogeni nelle cellule tumorali del pancreas. Questi retrovirus sono pezzi 
di materiale genetico virale che si sono inseriti nel genoma dei mammiferi nel corso di infezioni risalenti possibilmente a centinaia di migliaia o anche milioni 
di anni fa. Appartengono a quella grandissima parte del genoma umano che è considerata sprovvista di funzione e che per questo è stata anche chiamata "DNA spazzatura".
Normalmente queste porzioni di antico DNA virale sono "silenziate" nel corpo umano e quindi sono di fatto inerti e senza un ruolo. Se attivati, tuttavia, 
i retrovirus endogeni simulano un'infezione virale e le cellule che li esprimono vengono rilevate dal sistema immunitario alla stessa stregua di cellule infettate 
da virus odierni. Di conseguenza, il sistema immunitario reagisce attaccando le cellule tumorali che esprimono retrovirus endogeni, distruggendo così il tumore.

Pamer

 


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a cura di Cristina Olmi

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