Sorpresa: lo Stato chiede agli agricoltori che hanno investito nel fotovoltaico il pagamento relativo agli ´extraprofitti´
Viene applicato il Decreto Legge numero 4 del 2022, varato durante la crisi energetica del 2022 esplosa dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Ora la GES (Gestore dei Servizi Energetici) presenta il conto
foto di Braeson Holland su pexels
Giulio Ambrosetti
Incredibile. Sull’onda del cosiddetto Green Deal voluto dall’Unione europea tanti agricoltori italiani hanno investito nella produzione di energia solare. Tante le aziende agricole che hanno puntato sul fotovoltaico, in molti casi con investimenti notevoli. Insomma, coniugare agricoltura e produzione di energia ‘pulita’ è stata la via seguita da tanti protagonisti del mondo agricolo. Ma è arrivata la sorpresa: GSE, sigla che sta per Gestore dei Servizi Energetici, sta richiedendo il pagamento relativo ai cosiddetti “extraprofitti” che derivano dalla produzione di energia elettrica con impianti fotovoltaici. Lo Stato si sta limitando ad applicare anche al mondo agricolo l’articolo 15-bis del Decreto Legge numero 4 del 2022. E’ il provvedimento varato durante la crisi energetica provocata dallo scoppio della guerra in Ucraina. Obiettivo: recuperare parte dei maggiori ricavi ottenuti dalla vendita di energia elettrica nei mesi in cui i prezzi sono cresciuti notevolmente. La norma si applica agli impianti fotovoltaici superiori a 20 kW incentivati con il “Conto Energia” e anche agli impianti da fonti rinnovabili entrati in esercizio prima del 2010.
Insomma, per le aziende agricole coinvolte in questo provvedimento si annuncia una bella ‘botta’. Una fregatura per chi, seguendo le indicazioni dell’Unione europea, ha assunto impegni finanziari di lungo periodo con cospicui investimenti. Imprese che oggi si trovano a fronteggiare esborsi rilevanti. La vicenda è controversa. Come si legge in un articolo pubblicato da Confagricoltura Cuneo, “numerosi operatori hanno contestato il meccanismo, sostenendo che le soglie fissate dalla norma - comprese tra 56 e 61 euro per MWh - non rifletterebbero i reali costi sostenuti per gli investimenti e la gestione degli impianti”.
Da qui la domanda: è stato un bene investire in questo settore? “Per anni - leggiamo sulla pagina Facebook Foodiverso - il fotovoltaico è stato presentato agli agricoltori come una rendita sicura e più redditizia dell’attività agricola tradizionale. Oggi però tra tassazione degli extraprofitti, revisioni normative e aumento dei tassi d’interesse, molti scoprono che anche la produzione energetica dipende fortemente dalla politica e dalla finanza. E come spesso accade, le tasse sugli ‘extra profitti’ finiscono per colpire soprattutto i soggetti più deboli della filiera, in questo caso gli agricoltori, mentre difficilmente vediamo lo stesso rigore applicato a grandi banche o colossi petroliferi. Il paradosso è evidente: aziende che hanno ridotto o abbandonato la produzione agricola per investire nell’energia si ritrovano ora esposte a nuove incertezze economiche e regolatorie. La questione degli extra profitti, mai affrontata seriamente per banche e aziende dell’energia è emblematica di come lo Stato si comporta con gli addetti del settore agricolo: forte con i deboli e debole con i forti”.
Per la cronaca, va detto che tante aziende agricole siciliane stanno ricevendo comunicazioni dal GSE. Viene richiesta la restituzione delle somme legate agli extraprofitti. Fine dei problemi? No. Ci sono anche le sospensioni degli incentivi per gli impianti che non sono in regola con i recenti obblighi di telecontrollo e teledistacco imposti dall'Autorità (ARERA). In effetti, per gli agricoltori siciliani, che pensavano di aver fatto un grande affare investendo nella produzione di energia fotovoltaica, ci mancavano anche questo genere di problemi…
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