Schifani e Lombardo, l´arte della piccola tregua
Dopo mesi di scosse in Aula, l’Mpa rientra nei ranghi con Forza Italia. Pace eterna? Forse no: quanto basta per orientarsi tra poltrone e candidature prossime venture
Giulio Ambrosetti
Come ‘leggere’ l’accordo tra il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, e il gruppo dell’eterno Raffaele Lombardo? Intanto va detto che si tratta di un’operazione politica interna al centrodestra. Pur facendo parte dell’attuale Governo regionale, i lombardiani, negli ultimi tempi, erano, come dire?, un po’ movimentisti. Sia nelle dichiarazioni, sia nei ‘giochi’ di Sala d’Ercole, la sede del Parlamento dell’Isola. Qualche volta, in Aula, l’esecutivo è andato giù. E alcune leggi sono rimaste sospese. “Rinviate a settembre", è stato detto a luglio. Per fibrillazioni nell’area di Governo. E a settembre è arrivato il chiarimento politico. Una svolta che dovrebbe portare un po’ di serenità nel Parlamento siciliano.
Considerato che Lombardo ha già governato con il centrosinistra con il ‘celebre’ ribaltone del 2009, già il fatto che l’ex presidente della Regione rimanga nel centrodestra è una notizia. Insomma la nuova alleanza di Lombardo con Schifani, nel quadro di una stabilizzazione dell’attuale Governo siciliano e, in generale, dell’alleanza di centrodestra, è un fatto politico tutt’altro che secondario. Non tanto per fronteggiare le autocandidature ‘balneari’ alla presidenza della Regione, con riferimento, per citare un esempio, al parlamentare nazionale di Forza Italia, Giorgio Mulè (in gergo parlamentare la parola ‘balneare’ indica i Governi di breve durata), quanto per creare un’area interna al centrodestra da affiancare al partito di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni su posizioni paritarie. Si sa, la politica è fatta anche di pesi e contrappesi, soprattutto quando c’è da assegnare importanti incarichi di sottogoverno e di dialogare su candidature e ricandidature.
Qualche giornale ha scritto che Lombardo, grazie all’asse con Schifani, avrebbe messo un’ipoteca sulla presidenza dell’Azienda Siciliana Trasporti (AST) che andrebbe a Luigi Genovese, esponente di una famiglia politica di Messina e dintorni molto importante (Luigi è figlio di Francantonio Genovese, ex Sindaco della Città dello Stretto ed ex segretario del PD siciliano ai tempi di Walter Veltroni). Da quello che si dice, i parlamentari del Movimento per l’Autonomia di Lombardo (leggere Mpa) e, in generale, il personale politico di questo Movimento dovrebbero confluire in Forza Italia, dando manforte all’attuale coordinatore regionale di questo partito, Marcello Caruso. In realtà, in ballo ci sarebbero tante nomine di sottogoverno (dovrebbero essere circa un centinaio). Quindi le candidature per i prossimi appuntamenti elettorali. E le ricandidature.
Com’è noto, lo scorso febbraio, Lombardo, l’ex coordinatore di Forza Italia in Sicilia (nonché fondatore di questo partito nella nostra Isola), Gianfranco Miccichè, il Sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, più altri politici che operano nei territori hanno dato vita a un nuovo movimento: Stella del Sud. Va da sé che, oltre al sottogoverno, oltre alle candidature a tutti i livelli ci sarà anche la ricandidatura nel capoluogo siciliano dell’attuale primo cittadino, Lagalla.
Azzardiamo anche una previsione: considerato quanto Miccichè ami la presidenza dell’Assemblea regionale siciliana - ruolo che ha occupato due volte: nella legislatura 2006-2008 e nella legislatura 2017-2022 - non escludiamo che Miccichè, nel quadro di questa alleanza nel centrodestra, si giochi per la terza volta la carta dello scranno più alto del Palazzo Reale di Palermo. In questo scenario appare pacifica la ricandidatura di Schifani a Palazzo d’Orleans, la sede del Governo dell’Isola.
Certi commentatori si sono soffermati sul dualismo tra Lombardo e Totò Cuffaro anche in questo passaggio politico. Sottolineando, anzi, per meglio dire, enfatizzando due alleanze diverse: Lombardo con Schifani e Cuffaro con la Lega, anche se in realtà quest’ultimo guarda, in particolare, agli ex centristi confluiti nel partito di Matteo Salvini, a cominciare da Luca Sammartino. In realtà questo dualismo esiste fino a un certo punto. Entrambi di provenienza democristiana, entrambi allievi dell’ex ministro, Calogero Mannino, Lombardo e Cuffaro sono stati sempre molto diversi. Lombardo è un uomo politico che esercita il potere allo stato puro, a differenza di Cuffaro che oggi guarda alla politica con un’idea diversa: la rifondazione della Democrazia Cristiana. Per Cuffaro, oggi, il fine politico non è più il potere ma un progetto molto più ambizioso al quale Lombardo non ha mai creduto. Il progetto politico di Cuffaro non ha mai impedito alla rinata Dc di Cuffaro di appoggiare il Governo Schifani.
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