Ponte sullo Stretto, i rilievi della Corte dei Conti non sono insormontabili
Ci si aspettava di molto peggio dalle motivazioni del “No” della Magistratura contabile alla delibera del Cipess per il via libera all’inizio dei lavori per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria
Giulio Ambrosetti
La ‘bocciatura’ del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina da parte della Corte dei Conti non suona come una ‘condanna’. Si può essere favorevoli o contrari a tale opera, divisiva per antonomasia. Però va detto che le motivazioni che hanno fermato l’iter per la realizzazione del Ponte non sono insormontabili. La violazione della direttiva comunitaria sulla conservazione dell’habitat naturale che risale, addirittura, al 1992 e un problema di tariffe non sono questioni irrisolvibili. Dal 1992 ad oggi, peraltro, è cambiato il mondo e, da allora ad oggi, anche l’Unione europea, mettiamola così, si è aggiornata rispetto ai criteri di oltre trent’anni fa in materia di tutela dell’ambiente. Quanto alla questione delle tariffe, beh, si possono sempre rivedere prima che auto e treni comincino a percorrere il Ponte.
Per la cronaca, la Magistratura contabile, lo scorso ottobre, ha negato il visto e la conseguente registrazione alla delibera del Cipess, sigla che sta per Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile, atto necessario per il via libera all’inizio dei lavori per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria. In queste ore la Corte dei Conti ha reso note le motivazioni del “No”. Con rispetto parlando qualche dubbio sorge. Del resto, siamo in Democrazia e il dibattito, soprattutto su questioni controverse, è importante. Già il richiamo alla "violazione dell'art. 72 della direttiva 2014/24/UE, in considerazione delle modificazioni sostanziali, oggettive e soggettive, intervenute nell'originario rapporto contrattuale" è una motivazione un po’più forte. Ma, come nel caso dei rilievi mossi in materia di tutela dell’ambiente, o delle tariffe, sono questioni che si possono risolvere.
Altra e ben diversa cosa sarebbero stati i rilievi legati, ad esempio, al vento. Ovviamente, con tanto di motivazioni scientifiche a sostegno di tali eventuali tesi. O il fatto - oggettivamente innegabile - che l’area dello Stretto di Messina, oltre che una zona ventosa, è anche un’area nella quale, in passato, i terremoti e i maremoti qualche danno lo hanno provocato. E sarebbero fatti che non potrebbero essere sistemati, come si può fare e si farà per appianare eventuali problemi legati alla tutela dell’ambiente, alla gestione degli appalti e alle tariffe.
La nota di Palazzo Chigi, sede del Governo italiano, precisa che si tratta “di profili con un ampio margine di chiarimento davanti alla stessa Corte, in un confronto che intende essere costruttivo e teso a garantire all'Italia un'infrastruttura strategica attesa da decenni". E ancora: "Le motivazioni della deliberazione della Corte dei Conti sul Ponte sullo Stretto saranno oggetto di attento approfondimento da parte del Governo, in particolare delle amministrazioni coinvolte, che da subito sono state impegnate a verificare gli aspetti ancora dubbi". Mentre il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sottolinea la “positiva collaborazione con la Commissione europea”. Giusto per ricordare che, pur non mettendo risorse per la realizzazione del Ponte di Messina, tale opera fa parte dei “Corridoio” tra Berlino e la Sicilia.
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