Pesca e acquacoltura, l´Europa prova a ridare spazio al mare produttivo e la Sicilia osserva la svolta
Il Parlamento europeo chiede aree prioritarie per pesca e acquacoltura sostenibile nel futuro Ocean Act. Un tema centrale per la Sicilia, dove il comparto ittico vale migliaia di posti di lavoro e l’acquacoltura rappresenta uno dei poli strategici italiani per spigole, orate e avannotti
immagine generata da AI
Il mare europeo è sempre più affollato e la pesca rischia di restare schiacciata tra da interessi economici concorrenti. Energie rinnovabili offshore, trasporto marittimo, turismo costiero, cavi sottomarini, aree protette e difesa occupano quote crescenti di spazio, comprimendo le attività tradizionali della pesca e dell’acquacoltura.
Per questo il Parlamento europeo chiede ora una revisione profonda delle regole sulla pianificazione dello spazio marittimo. Le raccomandazioni approvate rappresentano il primo tassello del futuro European Ocean Act, il pacchetto legislativo con cui si vogliono ridefinire gli equilibri tra le diverse attività che insistono sui mari europei. Il Parlamento punta soprattutto a rafforzare il ruolo di pesca e acquacoltura, considerate attività strategiche non solo dal punto di vista economico ma anche sociale e alimentare.
Gli eurodeputati chiedono infatti aree prioritarie riservate alla pesca, comprese zone dedicate alla piccola pesca costiera, e spazi specifici per lo sviluppo dell’acquacoltura sostenibile.
Il Parlamento europeo sottolinea che i pescatori dovranno essere coinvolti direttamente nella progettazione e nella gestione delle aree marine protette e nelle decisioni relative all’uso dello spazio marittimo.
Grande attenzione viene riservata anche ai problemi ambientali che colpiscono il Mediterraneo: erosione costiera, aumento delle temperature marine, acidificazione delle acque, specie invasive e inquinamento.
Per la Sicilia il tema è particolarmente sensibile. L’Isola possiede una delle più grandi flotte pescherecce del Mezzogiorno e un sistema di marinerie che continua a rappresentare una componente essenziale dell’economia di molte città costiere. A questo si aggiunge il comparto dell’acquacoltura marina, cresciuto soprattutto negli ultimi vent’anni con impianti offshore dedicati prevalentemente all’allevamento di spigole e orate. La Sicilia ha inoltre un ruolo centrale nella produzione italiana di avannotti, cioè gli esemplari giovanili utilizzati negli allevamenti ittici nazionali.
Anche gli effetti delle questioni ambientali in Sicilia sono più che visibili, con il riscaldamento delle acque che sta favorendo la diffusione di specie tropicali e aliene lungo le coste dell’Isola, mentre molte marinerie segnalano una progressiva riduzione della redditività della pesca tradizionale.
In questo quadro, il futuro Ocean Act europeo diventa anche un test sulla capacità dell’Unione di conciliare transizione energetica, tutela ambientale e attività produttive tradizionali. Per regioni come la Sicilia, dove il mare continua a essere una risorsa economica primaria, il nodo sarà capire quale spazio resterà concretamente disponibile per pesca e acquacoltura nei nuovi equilibri del Mediterraneo.
PP
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