7 luglio 2026

Meno dazi ma standard a rischio: le due facce dell´accordo Ue-Messico al vaglio dell´Europarlamento


Arriva la resa dei conti a Strasburgo. Se le imprese intravedono risparmi milionari, gli ecologisti attaccano: favorisce l´agroindustria intensiva e l´uso di pesticidi vietati



Meno dazi ma standard a rischio: le due facce dell´accordo Ue-Messico al vaglio dell´Europarlamento

immagine generata da AI

Tra i passaggi geopolitici e commerciali più divisivi in programma la prossima settimana a Strasburgo spicca il voto finale sulla modernizzazione dell'accordo globale tra l'Unione Europea e il Messico. Se da un lato il provvedimento si presenta come l'aggiornamento più profondo delle relazioni bilaterali negli ultimi venticinque anni, dall'altro la sua ratifica sta sollevando un aspro dibattito nell'emiciclo, trasformando una formale transizione economica in uno scontro aperto sui valori ambientali e di sicurezza dell'Unione. 

 I sostenitori del trattato, guidati dai gruppi di centrodestra e dai liberali, spingono per il sì facendo leva su stime economiche di forte impatto per il tessuto produttivo europeo. Il progetto punta all'abbattimento della quasi totalità delle barriere doganali rimaste, un fattore che andrebbe a beneficio soprattutto dell'agroalimentare e dell'industria manifatturiera. I promotori evidenziano come il Messico si impegni a riconoscere e tutelare legalmente ben 568 indicazioni geografiche europee, blindando i marchi tradizionali contro la contraffazione, e ad aprire gli appalti pubblici di quattordici Stati messicani alle aziende del vecchio continente. Le previsioni indicano un risparmio sui dazi doganali di circa 100 milioni di euro all'anno e una crescita teorica delle esportazioni di beni e servizi fino al 75%.

Tuttavia, proprio dietro queste cifre si nascondono gli aspetti più controversi dell'intesa, che hanno compattato l'opposizione dei Verdi e della sinistra europea. I contrari all'accordo denunciano il rischio che la cancellazione dei dazi si traduca in un incentivo all'agroindustria intensiva messicana a scapito della sostenibilità. Sotto accusa c'è in particolare il boom produttivo di beni ad alta richiesta nel mercato europeo, come gli avocado, spesso legato a pesanti fenomeni di deforestazione illegale e allo sfruttamento intensivo delle risorse idriche locali. Inoltre, gli ecologisti evidenziano un forte corto circuito normativo: il trattato rischia di spalancare le porte a prodotti coltivati oltreoceano con l'uso massiccio di pesticidi che l'Unione Europea vieta tassativamente all'interno dei propri confini per tutelare la salute pubblica.

Un'altra profonda riserva riguarda la sicurezza interna e la tenuta dei diritti umani in Messico. Numerosi deputati ed organizzazioni non governative denunciano come la liberalizzazione dei mercati avvenga in un contesto in cui il controllo del territorio da parte della criminalità organizzata e dei cartelli è profondamente radicato, condizionando pesantemente intere filiere produttive locali. Secondo i critici del patto, le pur presenti clausole democratiche e i tavoli di monitoraggio contro la corruzione rimangono strumenti deboli e privi di meccanismi sanzionatori rapidi ed efficaci, lasciando scoperte le comunità indigene e gli attivisti ambientali che operano sul campo. 

La contrarietà del gruppo dei Verdi e della sinistra europea non è solo una protesta di piazza o una posizione esterna, ma è formalmente entrata nelle aule parlamentari e nelle commissioni competenti che hanno preparato il voto della plenaria.

Il dibattito che precederà il voto di domani nell'emiciclo di Strasburgo darà voce proprio a queste posizioni dissenzienti, portando la discussione nel cuore della plenaria e costringendo i gruppi di maggioranza a difendere l'impianto del trattato di fronte ai rilievi sollevati dall'ala ecologista e dai movimenti civili.

PP


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