LEA, questi sconosciuti. La Sicilia penultima in Italia
Solo 13 regioni promosse in Italia, con il Nord a dominare. La Sicilia scivola al penultimo posto, facendo perfino peggio rispetto al 2022
Non che ci si potesse illudere, ma adesso è certificato: nel 2023 il punteggio totale degli adempimenti della Regione ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ovvero le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale eroga gratuitamente o tramite il pagamento di un ticket, è di 173 (punteggio max 300). Secondo l’analisi GIMBE la Sicilia si posiziona penultima tra le regioni e province autonome ed è risultata inadempiente secondo il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) con un punteggio insufficiente in due delle tre aree monitorate (prevenzione collettiva e sanità pubblica e assistenza distrettuale). Rispetto al 2022 (anno in cui la Regione è risultata comunque inadempiente), nel 2023 il punteggio totale della Regione è peggiorato (-11).
Il monitoraggio annuale del Ministero della Salute sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), elaborato dalla Fondazione GIMBE per il 2023, mostra ancora una volta un Paese diviso. Su 21 regioni, solo 13 ottengono la “promozione” e le prime dieci posizioni sono occupate quasi interamente da regioni del Nord e del Centro, con la sola eccezione della Puglia. In generale, si registra anche un peggioramento in territori tradizionalmente solidi, come Lombardia (-14 punti) e Lazio (-10), segnale che la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale non è garantita neanche nei sistemi considerati più robusti.
La Sicilia perde terreno
Nel quadro nazionale, la Sicilia rappresenta uno dei casi più critici. Non solo risulta inadempiente, ma lo fa in modo particolarmente grave, dato che non raggiunge i 60 punti minimi in due delle tre aree valutate, fermandosi ad appena 173 punti e piazzandosi al penultimo posto a livello nazionale, sopra solo alla Valle d’Aosta. Il dettaglio dei punteggi mostra un forte squilibrio: buona la performance ospedaliera (80/100), ma pessimi i risultati su prevenzione (49/100) e assistenza territoriale (44/100), entrambi gravemente insufficienti. E, a dimostrazione del fatto che si può sempre fare peggio, perde 11 punti rispetto al 2022.
La salute dipende dalla regione di nascita
Il caso siciliano diventa così emblema della difficoltà di garantire un sistema sanitario uniforme: ospedali spesso efficienti ma servizi territoriali deboli, con conseguente sovraccarico delle strutture e peggioramento complessivo dei livelli di cura. Un segnale preoccupante che si inserisce in un contesto in cui persino regioni storicamente solide, come Lombardia e Lazio, mostrano segnali di cedimento.
Il presidente GIMBE, Nino Cartabellotta, parla chiaro: “In Italia la salute dipende dalla regione in cui si nasce”. Una disuguaglianza che rischia di diventare strutturale, anche a causa di strumenti di valutazione ritenuti troppo deboli. “GIMBE invoca una radicale revisione di Piani di rientro e commissariamenti - conclude Cartabellotta - strumenti che hanno indubbiamente contribuito a riequilibrare i bilanci regionali, ma che hanno inciso poco sulla qualità dell’assistenza e sulla riduzione dei divari tra Nord e Sud del Paese”.
PP
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