La Sicilia investe sull´affidamento familiare: nasce il Fondo regionale
Dalla natura temporanea dell’istituto alle nuove misure economiche previste dalla legge di stabilità regionale 2026: come funziona il Fondo siciliano per l’affidamento familiare e quali garanzie introduce
Giulio Ambrosetti
L’affidamento familiare, o affido, è un argomento spesso al centro del dibattito politico. L’argomento viene affrontato dalla legge di stabilità 2026 approvata dall’Assemblea regionale siciliana nel dicembre dello scorso anno Articolo 41). Il Parlamento dell’Isola ha stanziato 450 mila euro per il triennio 2026-2028 (150 mila euro per ogni anno). I fondi vanno ai Comuni che li erogano, come recita la legge, “alle famiglie, alle persone singole e alle comunità di tipo familiare affidatarie”.
Per la cronaca, l’affidamento familiare è un istituto giuridico temporaneo che punta a tutelare i minori le cui famiglie si trovano in difficoltà. Per difficoltà non si intendono difficoltà economiche, perché la povertà non può giustificare l’affidamento dei bambini ad altri soggetti. I bambini che usufruiscono di questo istituto vengono affidati o a una famiglia, o a una persona singola, o a una comunità. Il tempo di affidamento è limitato, di solito 24 mesi e deve favorire il ricongiungimento con la famiglia di origine.
La finalità dell’affido è garantire il benessere e la crescita del minore. Per minore s’intende un bambino o una bambina fino a 17 anni di età. Si tratta di una misura temporanea che deve cessare quando la famiglia del minore supera le difficoltà. L’affido può essere consensuale o giudiziale. Nel primo caso è accettato dai genitori del minore e viene disposto dai Servizi sociali previa disposizione esecutiva del Giudice tutelare. L’affido giudiziale è disposto dal Tribunale dei Minorenni quando manca l’assenso dei genitori. L’accoglienza del minore può essere continua, solo diurna o per brevi periodi di tempo.
Con il citato articolo 41 della legge di stabilità 20026, il Parlamento siciliano ha istituito il “Fondo regionale per l’affidamento familiare” per contribuire al sostegno economico dei minori in affidamento. Come già accennato, il Fondo viene gestito dai Comuni. Si prevede un contributo mensile riconosciuto alle famiglie, alle persone singole e alle comunità di tipo familiare affidatarie, più un “eventuale contributo straordinario in relazione a bisogni o situazioni particolari e specifiche del minore”. Le risorse debbono servire anche per stipulare polizze assicurative “al fine di tutelare il minore affidato e gli affidatari dal rischio di danni al minore ovvero che lo stesso (minore ndr) provochi a terzi nel corso dell’affidamento”.
Come si può notare, si tratta di una materia molto delicata la cui gestione è affidata all’assessorato regionale per la Famiglia, le Politiche sociali e il Lavoro. Le modalità della ripartizione delle risorse sono definite da un Decreto firmato, per l’appunto, dall’assessore. Che, a partire dalla data di approvazione della legge, ha novanta giorni di tempo per emanare il provvedimento.
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