La rivoluzione del consenso che può cambiare le leggi sullo stupro
L’idea del Parlamento europeo punta a ridefinire la violenza sessuale partendo dalla volontà della vittima:Servizi di supporto, educazione e formazione: la risposta a una violenza che non è solo fisica ma anche culturale e digitale
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Anche l’Europa discute di consenso e lo fa con la richiesta di un quadro normativo comune sulla violenza sessuale. La riforma, approvata dalle commissioni per le libertà civili e i diritti delle donne,punta a mettere il consenso al centro della definizione di stupro, modificando un impianto giuridico che in molti Stati membri continua a basarsi sull’uso della forza come elemento probatorio. L’idea è semplice ma di forte impatto: la violenza sessuale deve essere valutata a partire dall’assenza di un consenso liberamente espresso, informato e revocabile.
La logica è quella di rafforzare l’accesso alla giustizia. Secondo i deputati, le definizioni basate sulla forza rendono più complessa la dimostrazione del reato e possono scoraggiare le denunce. Un quadro centrato sul consenso, invece, sarebbe più aderente alle dinamiche reali delle aggressioni sessuali, in cui la coercizione può assumere forme non necessariamente fisiche.
L’iniziativa nasce dalla valutazione delle differenze tra legislazioni nazionali che generano disparità nella tutela: ciò che in un ordinamento è considerato sufficiente per procedere può non esserlo in un altro. Il Parlamento propone dunque una normativa comune a livello dell’Unione Europea, capace di uniformare la definizione di stupro e di allinearla agli standard internazionali, compresa la Convenzione di Istanbul ratificata dall’Unione nel 2023. L’obiettivo è garantire che la protezione delle vittime non dipenda dal luogo in cui avviene il reato.
L’urgenza di servizi adeguati
La relazione approvata dalle commissioni parlamentari sottolinea anche la necessità di servizi di supporto adeguati: assistenza medica, servizi di salute sessuale e riproduttiva, supporto psicologico e legale. Centri di crisi operativi 24 ore su 24 e servizi specializzati gratuiti dovrebbero offrire un sostegno immediato, mentre l’estensione dei termini di prescrizione terrebbe conto del fatto che molte vittime denunciano solo dopo un lungo periodo, spesso a causa del trauma o della pressione sociale.
L’attenzione alla prevenzione
Accanto alla dimensione giuridica, il Parlamento guarda alla prevenzione. La violenza digitale e la disinformazione online alimentano stereotipi e miti che possono giustificare o minimizzare la violenza di genere. Per questo si propongono campagne di sensibilizzazione e linee guida per l’educazione sessuale e relazionale, mentre un’adeguata formazione specifica per operatori sanitari, forze dell’ordine e personale giudiziario dovrebbe ridurre il rischio di vittimizzazione secondaria, garantendo un approccio rispettoso e centrato sulla persona.
Il prossimo passaggio sarà il dibattito in plenaria, a fine marzo, dove i deputati valuteranno il sostegno politico alla relazione. Se approvata, la proposta potrebbe aprire la strada a una normativa europea comune, con effetti potenzialmente significativi sull’armonizzazione delle tutele e sulla definizione stessa di violenza sessuale nel panorama giuridico dell’Unione.
PP
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