3 agosto 2026

In arrivo i fondi che salveranno i cinema siciliani


La nuova legge sul cinema in discussione alla Camera approda alla fase finale. Con 85 milioni di euro destinati al potenziamento dell’offerta e contributi a fondo perduto fino al 40%, l’Isola punta a riattivare i presidi culturali e rilanciare l´occupazione locale nei comuni interni



In arrivo i fondi che salveranno i cinema siciliani

foto di Tima Miroshnichenko su Pexels

Il cinema in Sicilia si prepara a voltare pagina e a trasformare la propria rete di sale da un comparto in affanno a una vera e propria infrastruttura di sviluppo economico e sociale. Con l’approdo in Aula alla Camera dei deputati del testo unificato sulla disciplina del cinema e dell’audiovisivo, approvato dalla Commissione Cultura e ormai a un passo dall'ok definitivo,  si apre una finestra di opportunità cruciale per l'Isola. Sono almeno 52 le sale cinematografiche siciliane che potrebbero beneficiare direttamente della nuova legge , con un tesoretto di risorse e incentivi che punta a rimettere in sesto un settore in forte sofferenza: basti pensare che dal 2019 a oggi i cinema attivi nell'Isola sono scesi da 278 a 234, mentre gli spettatori sono crollati da 6 milioni a poco più di 3 milioni.

 Nel panorama siciliano, la presenza delle sale appare fortemente sbilanciata: Catania guida la classifica regionale con 18 sale (pari al 35,3% del totale censito), seguita da Palermo con 11 (21,6%) e Messina con 7 (13,7%). Trapani ne conta 5 (9,8%), Ragusa 4 (7,8%), Siracusa 3 (5,9%), Agrigento 2 (3,9%), mentre Enna e Caltanissetta chiudono con appena 1 sala ciascuna (2,0%). 

Catania e Palermo da sole concentrano oltre il 56% dell'offerta regionale, lasciando scoperte vaste aree dell'entroterra. È proprio per ricucire questo divario che il testo unificato stabilisce aliquote incentivate e premialità dedicate ai micro-imprenditori e ai comuni sotto i 15 mila abitanti oggi privi di cinema

Per andare incontro a queste esigenze, il Ministero della Cultura ha modulato i contributi a fondo perduto in base al tipo di lavoro. Gli aiuti coprono fino al 40% delle spese per chi riapre vecchi cinema chiusi, inaugura nuove sale o aumenta il numero degli schermi. Per le ristrutturazioni e l'ammodernamento tecnologico degli impianti esistenti il contributo arriva fino al 30%, mentre sale al 60% per gli schermi realizzati dentro strutture ospedaliere o socio-sanitarie. Sono previsti, inoltre, incentivi ancora più alti per le microimprese e per i comuni con meno di 15mila abitanti che oggi non hanno neanche un cinema attivo.

L'impatto economico di questi fondi sul territorio va ben oltre la fruizione culturale. Riaprire o ammodernare un cinema significa mettere in moto una filiera concreta: dai cantieri per i lavori edili e gli impianti tecnologici, fino all'assunzione di proiezionisti, addetti alla biglietteria e personale di sala. Senza contare l'indotto per le imprese del territorio che si occupano di manutenzioni, pulizie, grafica e promozione.

Nei centri più piccoli e nei quartieri storici, il ritorno della sala del cinema si traduce infine in un argine concreto allo spopolamento, capace di rianimare il commercio locale, la ristorazione e la vita di comunità. Se i bandi attuativi riusciranno a premiare la capillarità degli interventi, la Sicilia potrà sfruttare queste risorse per restituire continuità e lavoro a un patrimonio economico e culturale diffuso.

PP


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