Funzionerà per l´Italia il trattato commerciale Ue-Messico? Per i grandi gruppi sì, per le piccole e medie imprese, no
Dopo il voto sul Mercosur, arriva nel Parlamento europeo l’accordo con gli ‘Stati Uniti Messicani’. E’ un pronunciamento ‘politico’, nel senso che la Commissione europea decide a prescindere. Non sono ancora all’ordine del giorno i voti sui trattati commerciali con l’India e l’Australia
foto di Nico Ruge su unsplash
Giulio Ambrosetti
L’Unione europea, dopo aver siglato trattati commerciali con i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e Bolivia, più altri che potrebbero aggiungersi), con l’India e con l’Australia si accinge a portare a termine un trattato per il commercio anche con il Messico (la dizione corretta è ‘Stati Uniti Messicani’). In realtà, fino ad ora, l’unico dei quattro trattati che viene applicato dall’1 Maggio scorso è quello con i Paesi del Mercosur. Per gli altri tre si deve ancora pronunciare il Parlamento europeo. In queste ore si attende, infatti, il voto del Parlamento europeo sul trattato commerciale con il Messico. Il voto, lo ricordiamo, non è vincolante, perché la Commissione europea può applicare i trattati commerciali anche in presenza di un “no” del Parlamento europeo, come avvenuto con il Mercosur.
I dati ufficiali raccontano che l’interscambio commerciale tra Unione Europea e Messico, nel 2025, è stato di poco inferiore a 90 miliardi di euro. Le attività commerciali tra Europa e Stati Uniti Messicani sono cresciuti negli ultimi 25 anni. In pratica, l’interscambio è cresciuto dopo il primo accordo siglato nel 2000. Da quello che è dato sapere, l’Unione Europea, oggi, è il terzo partner commerciale del Messico, che ha una popolazione di circa 132 milioni di abitanti e un reddito medio pro-capite di 13 mila euro annui. Il trattato punta a liberalizzare il commercio di beni e servizi, a ridurre le barriere non tariffarie, a rafforzare la cooperazione industriale e favorire nuovi investimenti nel digitale nella farmaceutica, nelle infrastrutture legate ai trasporti nella transizione energetica.
L’Unione europea conta di importare da questo Paese minerali critici e materie prime essenziali per la transizione energetica e l'industria tecnologica. Ricordiamo che il Messico è ricco di litio, fluorite, rame, zinco, argento, oro, terre rare. In cambio, tanto per cambiare, l’Unione europea dovrebbe importare prodotti agricoli messicani. Per la cronaca, il Messico è un grande produttore ed esportatore di frutta e verdure fresche: avocado, pomodori, peperoni, fragole, mirtilli, lamponi, mango, lime. E, ancora, caffè, canna da zucchero, mais, fagioli e agave (che in questo Paese si utilizza per produrre tequila, altro prodotto che dovrebbe essere esportato più di quanto avviene oggi). Non sappiamo che pesticidi si utilizzano in Messico: ma questo, a quanto pare, non è più un problema, perché gli uffici europei si impegnano ad effettuare i controlli sulla qualità dei prodotti.
Per l’Italia si prevedono vantaggi e svantaggi: i primi per gli industriali, i secondi per gli agricoltori. Sulla carta il nostro Paese dovrebbe esportare macchinari industriali, automazione, prodotti farmaceutici, prodotti agricoli trasformati di qualità, infrastrutture energetiche e componentistica avanzata. Resta da capire se le imprese italiane, soprattutto in questo momento storico, sono in grado di sostenere investimenti importanti in Messico. I ‘numeri’ di questo accordo dicono che ad essere avvantaggiati saranno le grandi imprese europee e le multinazionali, non certo le piccole e medie imprese, che rappresentano ancora oggi l’ossatura del sistema economico italiano.
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