8 novembre 2025

Chi pagherà il conto dell´Ucraina? Rischio salasso da 10 miliardi per l´Italia


L’Ue divisa sui fondi russi bloccati in Belgio: se Bruxelles sbaglia mossa, a rimetterci potrebbero essere i contribuenti europei. Intanto Washington cambia linea e Orban tratta con Trump



Chi pagherà il conto dell´Ucraina? Rischio salasso da 10 miliardi per l´Italia

Giulio Ambrosetti

L’Unione europea utilizzerà o no i fondi russi ‘congelati’ presso la società finanziaria del Belgio, Euroclear, per finanziare l’Ucraina? Non è che alla fine di questa manfrina, che va avanti da mesi, i 27 Paesi Ue saranno costretti a sborsare 140 miliardi di euro per pagare i debiti dell’Ucraina? La storia è complicata. In sintesi, ci sono circa 250 miliardi di euro che, negli anni passati, la Russia ha investito in euro. Soldi che si trovano, come già accennato, in Belgio. La Commissione europea vorrebbe utilizzarli per sostenere l’Ucraina. Ma fino ad oggi si registra il “No” del premier belga Bart De Wever. Motivo: il Paese di Putin presenterebbe ricorso presso le autorità internazionali che si occupano di tale materia. Con molta probabilità, tali autorità darebbero ragione alla Russia e il Belgio sarebbe costretto a rimborsare i soldi. Così il Primo Ministro belga ha chiesto agli altri leader Ue di “condividere” i rischi. Insomma: se ci sarà da restituire i soldi, beh, dovrebbero pagare tutt’e 27 i Paesi Ue. Non solo. De Wever teme il possibile veto ungherese sulle sanzioni anti-russe che, è noto, debbono essere adottate all’unanimità (in realtà anche la Slovacchia non sembra favorevole al prelievo forzoso dei fondi russi). Morale: in presenza di un veto di Ungheria (e magari della Slovacchia) l’istituto finanziario belga dovrebbe ridare subito tutti i soldi alla Russia.

La scorsa settimana i vertici Ue hanno deciso di affrontare la questione a Dicembre. Ma in queste ore sarebbe arrivata una novità: gli Stati Uniti d’America, che hanno sempre manifestato dubbi sul prelievo forzoso dei fondi russi, avrebbero dato una sorta di via libera. La notizia la leggiamo su un canale Telegram, di solito molto informato sul Paese di Putin, che cita una nota agenzia di stampa: “Washington supporta pienamente [l'UE] e le azioni che sta intraprendendo ora per poter utilizzare questi beni come strumento di sostegno all'Ucraina”. Guarda caso questa notizia arriva proprio mentre il capo del Governo ungherese Viktor Orban si trova a Washington con il presidente americano Donald Trump. Il problema è che non c’è il nome e cognome di questo “funzionario” americano che avrebbe dato il via libera al prelievo forzoso per conto del suo Paese. Ed è già successo che Trump abbia smentito le notizie di “funzionari” americani senza nome e cognome. 

Intanto l’Ucraina, oltre che in guerra, è anche in grande difficoltà finanziaria. Non ha rimborsato vecchi debiti. Ha chiesto aiuto al Fondo Monetario Internazionale (FMI). Che interverrebbe solo se l’Ue concederà all’Ucraina un prestito di 140 miliardi di euro, che dovrebbe essere garantito dai proventi degli attivi russi ‘congelati’ in Belgio. 

Si torna così al punto di partenza. L’Unione europea è a un bivio: o prende i 140 miliardi di euro dai 250 miliardi di euro di fondi russi, o tassa i propri cittadini. Prendere i soldi russi, come già accennato, è rischioso: oltre al ricorso della Russia e al possibile veto di Ungheria e Slovacchia c’è anche il problema che altri investitori internazionali potrebbero dismettere gli investimenti in euro, ‘terremotando’ la moneta unica europea (si teme, in particolare, la reazione di investitori cinesi e sauditi). L’alternativa è tassare i cittadini europei. Per l’Italia si profilerebbe un ‘salasso’ di 8-10 miliardi di euro, la metà e forse più della manovra finanziaria 2026.


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