20 luglio 2026

Più diritti e meno sprechi: tre scadenze estive cambiano le regole degli acquisti


Stop alla distruzione dei vestiti invenduti, diritto alla riparazione e addio ai finti bollini verdi. Tra luglio e settembre l´Unione Europea introduce nuove tutele e sanzioni contro il greenwashing



Più diritti e meno sprechi: tre scadenze estive cambiano le regole degli acquisti

Foto di Burgess Milner su Unsplash

È iniziata il 19 luglio l’estate delle novità sul fronte della tutela dei consumatori e della sostenibilità ambientale in Europa. Entro settembre del 2026, infatti, entreranno in vigore tre misure nate all'interno della cornice del Green Deal, pensato per scardinare la logica dell'usa e getta, imporre la trasparenza sulle pratiche commerciali e ampliare i diritti di chi acquista. Il cambiamento toccherà da vicino la vita quotidiana, incidendo sulla gestione dei prodotti tessili invenduti, sulla possibilità di riparare i dispositivi elettronici e sulla veridicità delle etichette ecologiche.

La prima scadenza è scattata il 19 luglio con l'avvio delle tutele previste dal Regolamento Ecodesign per i prodotti sostenibili. La novità principale riguarda il divieto assoluto, per le grandi aziende, di mandare al macero o distruggere i capi di abbigliamento, gli accessori e le calzature rimasti invenduti nei magazzini, anche se in perfette condizioni. Questa misura punta a colpire direttamente i modelli di business legati al fast fashion e al lusso, obbligando i marchi a dirottare la merce in eccesso verso i canali del riciclo, della rigenerazione, delle donazioni o del mercato dell'usato. C'è inoltre un rigido obbligo di trasparenza: le imprese dovranno rendere pubbliche le quantità e le modalità di gestione dei propri invenduti. L'applicazione sarà graduale, poiché le medie imprese avranno tempo fino al 2030 per adeguarsi, mentre le micro e piccole realtà restano escluse dal provvedimento.

La seconda tappa è fissata per il 31 luglio, data entro la quale gli Stati membri devono recepire la direttiva europea sul Diritto alla Riparazione (Right to Repair). L'obiettivo della norma è contrastare lo smaltimento prematuro di beni ancora perfettamente funzionanti, riducendo l'impatto ambientale legato alla produzione di nuovi dispositivi. La riparazione si trasforma così in un vero e proprio diritto esigibile: i produttori di beni tecnicamente riparabili saranno obbligati a fornire il servizio, comunicando chiaramente costi e tempi. La direttiva elimina gli ostacoli che finora limitavano l'attività dei tecnici indipendenti, garantendo loro l'accesso a pezzi di ricambio originali, equivalenti o realizzati in 3D. Per incentivare i consumatori, la scelta di riparare un bene farà scattare un anno di garanzia aggiuntiva sul prodotto, e dal 2027 sarà introdotta una piattaforma europea per confrontare prezzi e recensioni dei riparatori.

Il ciclo si chiuderà il 27 settembre 2026 con il recepimento della direttiva (UE) 2024/825, che introduce una stretta rigorosa contro il greenwashing. La legge vieta l'uso di slogan ambientali generici e privi di una documentazione oggettiva e verificabile. Diciture storiche come "eco-friendly", "green", "impatto zero" o "climaticamente neutro" entrano ufficialmente nell'elenco delle pratiche commerciali scorrette e saranno punibili con sanzioni. Le aziende non potranno più dichiararsi sostenibili basandosi sulla compensazione delle emissioni o valorizzando un singolo dettaglio secondario di un prodotto altrimenti impattante. Saranno ammessi solo i marchi legati a certificazioni ufficiali riconosciute. La norma interviene anche contro l'obsolescenza programmata e introduce una nuova etichetta europea sulla durabilità, pensata per permettere ai cittadini di valutare la reale longevità dei prodotti prima dell'acquisto.

PP

 


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