Referendum, giustizia e Costituzione
Quando la democrazia rischia di diventare una scorciatoia
L’Italia si prepara a un nuovo referendum sulla divisione delle carriere in ambito giuridico. Un tema complesso, tecnico, che tocca nel profondo l’equilibrio dei poteri dello Stato e il funzionamento della giustizia. Ed è proprio qui che nasce una riflessione inevitabile: è davvero il popolo, oggi, nelle condizioni di decidere consapevolmente su questioni di tale portata?
In cuor mio sento forte il bisogno di una riforma della giustizia. È un’esigenza reale, diffusa, quasi unanime. Ma allo stesso tempo non posso ignorare un’altra verità, più scomoda: non si può pensare che a decidere su materie così delicate sia un popolo che, nella sua maggioranza, non è più abituato a studiare, ad approfondire, a comprendere il linguaggio e la complessità del diritto. Il rischio è evidente: non una scelta ponderata, ma una decisione dettata dall’appartenenza politica, dalla propaganda, dalla semplificazione estrema.
Il referendum, in questi casi, diventa una comoda via di fuga per la politica. I governi si “lavano le mani” delle proprie responsabilità, delegando al popolo scelte che dovrebbero invece nascere da un serio confronto istituzionale, fondato su competenza, visione e rispetto della Costituzione. Così facendo, la democrazia diretta rischia di trasformarsi in un esercizio formale, svuotato del suo significato più autentico.
Oggi l’Italia ha bisogno di un cambiamento radicale. Un cambiamento che parta da un punto fermo e non negoziabile: la Costituzione italiana. Essa non è un documento superato, né un ostacolo alla modernità, ma l’unica vera fonte di giustizia e libertà. In essa sono già chiaramente delineati i principi fondamentali e l’equilibrio tra i tre poteri dello Stato – Legislativo, Giudiziario ed Esecutivo – senza che uno prevalga sugli altri.
Negli anni, però, una miriade di leggi stratificate, spesso scritte per soddisfare interessi particolari e lobby di potere, ha finito per sminuire il ruolo della Carta Costituzionale. Il risultato è un sistema confuso, in cui la Costituzione viene aggirata, interpretata a convenienza o addirittura ignorata, mentre si invocano riforme che ne tradiscono lo spirito.
La vera libertà non nasce dall’accumulo di leggi, ma dal rispetto della Costituzione. La vera democrazia non è quella fondata su leggi elettorali discutibili e spesso anticostituzionali, ma quella che garantisce rappresentanza, equilibrio dei poteri e tutela dei diritti fondamentali.
Forse il vero atto rivoluzionario, oggi, non è cambiare tutto, ma tornare a ciò che già abbiamo: una Costituzione capace, se applicata fino in fondo, di indicare la strada per una giustizia equa, uno Stato forte e una democrazia autentica.
Adriana Cavasino
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