Partite Iva, redditi e sommerso: l´economia siciliana oltre i luoghi comuni
Da una parte migliaia di professionisti, artigiani e piccoli imprenditori che operano regolarmente. Dall´altra uno dei livelli di lavoro irregolare più elevati d´Italia. I numeri raccontano una realtà molto più complessa dei luoghi comuni sulle partite Iva
immagine generata da AI
Quando si parla di partite Iva, in Sicilia il dibattito finisce quasi sempre per ruotare attorno alla parola evasione. Eppure dai numeri emerge una realtà molto più articolata, nella quale professionisti, piccoli imprenditori, attività familiari convivono con un'economia sommersa che continua a rappresentare una delle principali debolezze del Mezzogiorno.
Negli ultimi anni il mondo del lavoro autonomo è stato profondamente trasformato dalla crescita del regime forfettario. I dati del Ministero dell'Economia mostrano che oltre la metà delle persone fisiche titolari di partita Iva opera oggi in un regime fiscale agevolato. Si tratta di circa il 52% del totale nazionale, una quota impensabile fino a pochi anni fa e destinata ad aumentare ulteriormente, visto che una parte consistente delle nuove aperture di partita Iva avviene direttamente con il regime forfettario.
In una regione come la Sicilia, caratterizzata da una forte presenza di microimprese, attività familiari e lavoro indipendente, il fenomeno assume un peso ancora maggiore. Le grandi aziende rappresentano una componente limitata del sistema produttivo regionale, mentre migliaia di professionisti, artigiani, commercianti e piccoli imprenditori continuano a costituire l'ossatura dell'economia locale.
I contribuenti che dichiarano redditi da lavoro autonomo sono 29.458, mentre quelli che producono redditi d'impresa individuale in contabilità ordinaria e semplificata sfiorano le 69 mila unità. A questi si aggiungono oltre 66 mila contribuenti che dichiarano redditi da partecipazione societaria. Numeri che rappresentano una componente fondamentale del sistema economico regionale.
Partita Iva non significa evasione
Uno degli equivoci più diffusi consiste nell'associare automaticamente il lavoro autonomo all'evasione fiscale. I dati mostrano che le cose non stanno così. Ridurre al tema dell'evasione l'intero universo delle partite Iva, composto da professionisti che operano regolarmente, piccoli imprenditori che utilizzano regimi agevolati e attività economiche che fanno parte a tutti gli effetti dell'economia ufficiale e contribuiscono alla formazione del reddito e del gettito tributario, rischia quindi di alimentare una rappresentazione distorta del mondo del lavoro siciliano.
Il vero nodo resta l'economia sommersa
Questo non significa che il problema dell'economia non osservata sia stato risolto. Le elaborazioni dell'Istat dicono che nel 2023 l'economia sommersa in Italia rappresentava il 16,5% del valore aggiunto prodotto nel Sud, contro l'11,8% del Centro, il 9,3% del Nord-Est e l'8,9% del Nord-Ovest.
Non va molto meglio in Sicilia dove, sempre secondo le elaborazioni territoriali dell'Istat, nel 2021 il valore aggiunto generato dal lavoro irregolare rappresentava il 6,4% dell'intera economia regionale. Un dato tra i più elevati d'Italia, inferiore soltanto a quelli registrati in Calabria e Campania.
Sorpresa, non è il lavoro nero la principale componente del sommerso
C'è però un elemento che spesso sfugge nel dibattito pubblico. Quando si parla di economia sommersa si pensa quasi automaticamente al lavoro nero. In realtà le statistiche Istat mettono in luce una realtà più complessa, che aiuta a comprendere meglio anche quanto accade nelle regioni del Mezzogiorno e in Sicilia.
Nel 2023 la componente più rilevante dell'economia non osservata italiana è stata la sotto-dichiarazione dei ricavi e dei risultati economici da parte delle imprese, che ha generato 108,2 miliardi di euro, pari al 49,7% dell'intero sommerso nazionale. Il lavoro irregolare si è fermato al 35,5% del totale, generando 77,2 miliardi. Le altre componenti dell'economia non osservata hanno inciso per il 5,6%, mentre le attività illegali hanno rappresentato il restante 9,2%.
In altre parole, nell’economia sommersa quasi un euro su due non deriva da attività completamente sconosciute al fisco, ma da attività economiche che operano nell'economia ufficiale dichiarando meno di quanto effettivamente producono continuando a sottrarre risorse al fisco e a creare concorrenza sleale nei confronti di chi rispetta pienamente le regole.
È proprio questo aspetto a rendere il fenomeno particolarmente difficile da contrastare e da misurare.
Una Sicilia più complessa dei luoghi comuni
Alla fine di questo viaggio tra dichiarazioni fiscali, lavoro autonomo, partite Iva e sommerso emerge una Sicilia che come al solito sfugge alle semplificazioni: le partite Iva non sono tutte evasori, così come il sommerso non coincide soltanto con il lavoro nero. Dietro le statistiche c'è una Sicilia fatta di professionisti, commercianti, artigiani, imprese familiari, cooperative e piccole attività che continuano a rappresentare una componente decisiva del sistema produttivo regionale. Una Sicilia che convive ancora con livelli elevati di irregolarità, ma che non può essere raccontata soltanto attraverso le sue criticità. Perché accanto alle ombre esiste un'economia che lavora, investe e produce ricchezza, spesso lontano dai riflettori e dai luoghi comuni di qualsiasi facile titolo sulla stampa.
PP
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