29 luglio 2026

Olio d´oliva extra vergine, attenti alle offertissime
Una bottiglia non può costare meno 8-9 euro


Dietro le promozioni si nasconde un mercato sempre più complesso: l´olio estero aumenta la concorrenza, i produttori siciliani faticano a coprire i costi e il consumatore rischia di scegliere soltanto in base al prezzo



Olio d´oliva extra vergine, attenti alle offertissime<br>Una bottiglia non può costare meno 8-9 euro

Immagine di pau_noia0 da Pixabay

Giulio Ambrosetti

La pubblicità ‘strilla’ la nuova ‘offertissima’: una bottiglia di olio d’oliva extra vergine al prezzo di 4 euro. Non viene specificato da dove arriva ‘sto benedetto prodotto mediterraneo per eccellenza. Ed è anche logico: anche se la bottiglia non è di un litro ma di tre quarti di litro i conti non tornano lo stesso. Un litro di olio d’oliva extra vergine italiano non può costare meno di 9 euro ‘a bocca di frantoio’, cioè nei frantoi, dove le olive vengono molite. Nei centri commerciali, considerando i costi di imbottigliamento e la distribuzione, deve costare più di 9 euro/litro. Se una bottiglia di olio extra vergine, anche di tre quarti di litro, viene venduta a 4-5 euro, beh, c’è qualche problema…

Da dove arriva, allora, l’olio d’oliva extra vergine venduto al prezzo di 4-5 euro/bottiglia? Una possibile risposta la leggiamo in un post della pagina Facebook Foodiverso, dove si legge a chiare lettere che olio d’oliva extravergine italiano alza bandiera bianca: “Dazi zero alla Tunisia e olio spagnolo a fiumi. Negli Stati Uniti l’olio tunisino entra con dazi pari a zero, mentre quello italiano continua a scontare un dazio del 15%. Nel frattempo, in soli otto mesi, oltre 200 mila tonnellate di olio spagnolo sono arrivate in Italia, contribuendo a saturare un mercato dove migliaia di produttori faticano già a vendere il proprio extravergine a prezzi remunerativi. Così, mentre ai nostri olivicoltori si impongono costi, vincoli e adempimenti sempre più onerosi, i concorrenti conquistano quote di mercato sia all’estero sia in casa nostra. E dalla politica? Tante parole su sovranità alimentare e Made in Italy, ma nessuna vera strategia per difendere il reddito di chi l’olio italiano lo produce davvero, tranne una circolare farlocca sugli oli miscelati… Alla fine, più che una politica di tutela, sembra una lenta e silenziosa resa”.

Eh sì, non c’è pace per l’agricoltura del Sud Italia e della Sicilia. Per il grano duro del Mezzogiorno è crisi nera. La scorsa settimana è venuta fuori la notizia che con il blocco dei porti del Mar Nero, causa guerra tra russi e ucraini, dovrebbe venire meno la fornitura di grano dalla Russia e dalla stessa Ucraina. Di conseguenza i prezzi dovrebbero crescere. E’ stato così? Qualcosa per il grano tenero si è visto (leggere un lieve aumento del prezzo). Molto più contenuto l’aumento del prezzo del grano duro nel Sud Italia. In Sicilia i dati ufficiali parlano di un prezzo pari a 24-25 euro/quintale. Ma c’è chi dice che i commercianti non lo pagano più di 20 euro/quintale. In ogni caso, il prezzo di vendita non copre i costi di produzione, che si attestano intorno a 30-32 euro/quintale. 

Lo scenario è complicato anche per l’olio d’oliva extra vergine. I piccoli produttori siciliani che producono extravergine di elevata qualità si organizzano in proprio e lo vendono sulla rete a prezzi remunerativi. Ma i produttori della nostra Isola che si affidano al mercato (cioè che vendono il proprio olio appena molito ai commercianti all’ingrosso), se l’offerta di prodotto è a

mpia per l’arrivo di extra vergine spagnolo o tunisino sono fregati, perché subiscono i bassi prezzi. E c’è anche il dubbio che in Sicilia arrivi olio d’oliva extra vergine ‘deodorato’. Si tratta di un olio prodotto con olive andate a male, puzzolente, che viene ‘ripulito’: in pratica gli tolgono i cattivi odori. E lo rivendono. Morale: conviene acquistare olio d’oliva extra vergine a ‘bocca di frantoio’, evitando le ‘offertissime’…


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