Sud, il lavoro cresce ma i giovani spariscono
Istat: nel Mezzogiorno il tasso di attività salirà al 61,9% entro il 2050, ma la popolazione in età lavorativa continuerà a diminuire
Felice Coppolino
Il Sud Italia sta cambiando, e il futuro del lavoro riflette questa trasformazione. Secondo le proiezioni Istat sulle “forze di lavoro al 2050”, nel Mezzogiorno ci saranno più persone che parteciperanno al mercato del lavoro, ma in generale la popolazione in età lavorativa sarà più piccola e più anziana.
Il tasso di attività tra i 15 e i 64 anni dovrebbe salire al 61,9%, quasi sei punti in più rispetto ad oggi. Una crescita significativa, ma che non basterà a colmare il divario con il Centro e il Nord, dove la partecipazione al lavoro supererà il 77%.
La popolazione attiva diminuirà: gli uomini passeranno da 4,4 a 3,3 milioni (-25%), le donne da 4,2 a 3,2 milioni (-23%). Anche gli inattivi caleranno: le donne inattive saranno il 43% in meno, gli uomini il 35%. Questo indica una maggiore presenza femminile nel mercato del lavoro, ma non basta a compensare il calo complessivo dei giovani disponibili.
Il Sud sta invecchiando: meno giovani significano meno lavoratori, con possibili effetti su produttività e servizi. L’Istat sottolinea che senza politiche mirate per occupazione, formazione e natalità, il Mezzogiorno rischia di avere più persone attive, ma meno risorse complessive per sostenere l’economia e i servizi sociali.
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