8 gennaio 2026

Perché la disoccupazione scende se ci sono meno lavoratori?
Il rebus dei dati ISTAT di novembre


Dietro il calo degli occupati si nasconde un aumento degli inattivi, ma i dati del trimestre salvano l’economia italiana



Perché la disoccupazione scende se ci sono meno lavoratori?<br>Il rebus dei dati ISTAT di novembre

Foto di Malachi Witt da Pixabay

Il mercato del lavoro italiano chiude il mese di novembre 2025 con un segnale contraddittorio, quasi un rebus per gli analisti. Da una parte diminuiscono gli occupati, dall’altra calano i disoccupati, mentre a crescere è la schiera degli inattivi. È un rallentamento fisiologico o un segnale d'allarme? Se guardiamo i dati ISTAT del solo mese di novembre, il quadro appare sbiadito, ma basta allargare l'obiettivo sull'intero anno per accorgersi che la struttura dell'occupazione in Italia resta solida e in salute.

Il paradosso del mese: meno occupati ma disoccupazione in calo

Nel solo mese di novembre l’occupazione ha perso circa 34000 unità, una flessione dello 0,1% che ha colpito in modo chirurgico alcune categorie precise. A pagare il conto sono state soprattutto le donne, i giovani sotto i ventiquattro anni e i lavoratori con contratti a termine o autonomi. Eppure, nonostante ci siano meno persone con un contratto in mano, il tasso di disoccupazione è sceso al 5,7%. Questo accade perché molte persone hanno smesso di cercare attivamente un impiego, scivolando in quella zona d'ombra chiamata inattività, che ha registrato un balzo di 72000 persone in soli trenta giorni.

Tengono i "senior" e il posto fisso

In questo scenario di chiaroscuri, ci sono però pilastri che non tremano. Gli uomini, i lavoratori over 50 e la fascia d'età tra i 25 e i 34 anni hanno mostrato una tenuta sorprendente, così come i contratti a tempo indeterminato, che rimangono stabili nonostante le turbolenze stagionali. È come se il mercato del lavoro si fosse diviso in due: da una parte un nucleo centrale protetto e solido, dall'altra una periferia fatta di contratti precari e giovani che faticano a trovare una collocazione stabile nel breve periodo.

Il trionfo del lungo periodo: un anno da record

Per capire davvero dove sta andando l'Italia, bisogna però ignorare i singhiozzi mensili e guardare al confronto con l'anno precedente. Rispetto a novembre 2024, il bilancio è straordinariamente positivo, con ben 179000 occupati in più. Questo successo è figlio di una trasformazione profonda: nell'arco di dodici mesi i dipendenti con un posto fisso sono aumentati di oltre un quarto di milione, mentre i contratti precari sono diminuiti drasticamente. Questo significa che, sebbene novembre abbia segnato una frenata, il mercato sta diventando più stabile e meno legato all'incertezza del lavoro a termine.

Una frenata che sa di consolidamento

In definitiva, i dati di novembre 2025 mostrano un sistema che tira il fiato dopo una lunga corsa. Il tasso di occupazione si attesta al 62,6%, un valore che resta alto nel confronto storico, e il calo della disoccupazione giovanile, scesa di quasi un punto percentuale in un mese, è un segnale che non può essere ignorato. Il mercato del lavoro italiano sta cambiando pelle, spostandosi verso una maggiore stabilità contrattuale, anche se la sfida resta quella di riportare nel mondo attivo quel gran numero di persone che, nell'ultimo mese, hanno scelto di restare alla finestra a guardare.

PP


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