8 agosto 2026

La Sicilia ha già un´economia del mare. Il punto è saperla far crescere


Il primo Rapporto sul Maritime Tourism in Italia 2026 di Risposte Turismo conta 78 comuni siciliani coinvolti nel turismo via mare. L´isola ha 19.334 posti barca, 253 licenze e nel campione degli operatori del noleggio raccoglie il 34,1% delle basi. Ma la rete è molto frammentata e gran parte dell´offerta è rivolta alla piccola nautica



La Sicilia ha già un´economia del mare. Il punto è saperla far crescere

foto di Antonino Giangrasso su Pexels

La Sicilia ha 1.637 chilometri di costa e un'economia legata al mare molto più ampia di quanto suggerisca il solo turismo balneare. Porti, traghetti, crociere, barche da diporto, noleggio e servizi collegati coinvolgono territori molto diversi tra loro.

La prima edizione del Rapporto sul Maritime Tourism in Italia 2026 di Risposte Turismo conta 78 comuni siciliani coinvolti nel turismo via mare, il 19,9% del totale regionale e il dato più alto tra le regioni italiane. La mappa comprende non soltanto i grandi porti, ma anche località dove arrivano i flussi marittimi, dove operano società del settore o dove la nautica da diporto costituisce una parte dell'attività turistica.

È una rete che si vede anche nei numeri di alcuni scali meno scontati. Nel 2025 Trapani ha movimentato 1,18 milioni di passeggeri nei collegamenti marittimi locali, con una crescita dell'8,3%, mentre il sistema Messina-Tremestieri ha movimentato 11,63 milioni di passeggeri nel 2025, con una crescita del 6,1%.  Sono porte d'accesso a territori e isole che trasformano il traffico sul mare in domanda di trasporti, ristorazione, escursioni e servizi.

Quanto può valere questa attività per l'economia? Il rapporto ricorda che in Italia l'economia del mare genera 256 miliardi di euro, con 78,9 miliardi di valore aggiunto diretto e oltre un milione di occupati. Il dato italiano serve a dare la dimensione del settore dentro cui si muove anche la Sicilia.

C'è soprattutto un numero che aiuta a capire perché il valore di un porto non finisca sulla banchina: il moltiplicatore 2,7. Significa che, secondo la stima riportata nel rapporto per la movimentazione di merci e passeggeri via mare, ogni 100 euro di valore aggiunto prodotto direttamente possono attivare altri 170 euro nell'economia collegata, arrivando a 270 euro complessivi. In concreto, quei 100 euro non rimangono necessariamente al gestore dello scalo, ma una parte può trasformarsi in lavoro per un trasportatore, una cena al ristorante, un rifornimento, una riparazione, un'escursione o un pernottamento. 

La nautica da diporto rende il fenomeno ancora più evidente. La Sicilia dispone di 19.334 posti barca, l'11,2% del totale italiano, e di 253 licenze, il 15,8% nazionale: è prima in Italia per numero di licenze. Ma la rete è molto frammentata: ogni licenza corrisponde in media a 76 posti, contro i 156 della Liguria e i 137 del Friuli-Venezia Giulia.

La Sicilia ha una grande disponibilità di ormeggi, ma prevalentemente per la piccola nautica e attraverso strutture distribuite sul territorio, con una  composizione dell'offerta specifica, dato che dei 19.334 posti, 8.822 sono punti di ormeggio, 5.514 approdi turistici e 4.998 porti turistici. Il 73% dei posti è inoltre destinato a imbarcazioni fino a 10 metri. 

È qui che entra in gioco il mercato del charter nautico, cioè il noleggio di una barca o di un catamarano per una vacanza in mare. Nell'indagine condotta da Risposte Turismo su 30 società, con 43 basi operative complessive, 15 basi si trovano in Sicilia, il 34,1% del campione. Anche gli itinerari scelti dai clienti mostrano un peso forte dell'isola: nel 2025 il 31,3% delle rotte considerate dall'indagine si è sviluppato nei mari siciliani, contro il 15,6% della Sardegna.

La domanda che sostiene questo mercato è già in buona parte internazionale. Nel campione degli operatori, gli stranieri, soprattutto provenienti da Germania e Stati Uniti, rappresentano il 45,9% dei clienti e circa il 65% di loro richiede uno skipper, cioè un professionista che conduce l'imbarcazione. Attorno a questa rete si muove una spesa che va molto oltre il biglietto o il costo dell'ormeggio ed ecco il margine di crescita per l’economia siciliana. Una barca che arriva in un porto ha bisogno di carburante, rifornimenti, assistenza e manutenzione. Chi viaggia a bordo può fermarsi a mangiare, pernottare, visitare un luogo, noleggiare un'auto o partecipare a un'escursione. È questo il passaggio che trasforma il traffico marittimo in economia locale.

La prospettiva è quindi, oltre che essere legata alla semplice costruzione di nuovi posti barca, è quella dell'attenzione alla qualità di quelli esistenti. La Sicilia ha 11,8 posti barca per chilometro di costa, contro una media italiana di 22. Con una costa tanto estesa, il problema non è soltanto aumentare l'offerta, ma creare nei punti giusti strutture capaci di offrire assistenza, servizi e collegamenti efficienti con il territorio.

Il punto, allora, non è soltanto quanti turisti arrivano dal mare, ma che cosa trovano quando arrivano. Carburante, manutenzione, rifornimenti, trasporti, ristorazione ed escursioni possono trasformare un ormeggio in una spesa distribuita tra molte attività locali. Per la Sicilia, che dispone di una costa enorme e di una rete già estesa, la prospettiva è soprattutto quella di organizzare meglio ciò che esiste.

È qui che si gioca la parte meno visibile dell'economia del mare. La Sicilia ha già le rotte, le barche e una domanda internazionale. Quello che può cambiare il valore di questo mercato è tutto ciò che riesce a costruire intorno a un ormeggio. 

PP


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