Il lavoro ci sarà, i lavoratori no
La fuga dei cervelli per provincia
Mentre le imprese cercano personale, l’isola perde giovani, tecnici e competenze: il rischio non è la disoccupazione, ma lo svuotamento
foto di Atlantic Ambience su pexels_
Dai 3,7 milioni di occupati necessari in Italia ai 241 mila della Sicilia: i dati Excelsior ridimensionano la narrazione su green jobs e intelligenza artificiale e mostrano un’isola che cambia lentamente, tra edilizia, turismo e servizi, comunque il lavoro, in Sicilia, nei prossimi anni ci sarà. Non nella forma rivoluzionaria raccontata a livello nazionale, ma dentro un sistema economico che continua a muoversi tra edilizia, servizi e turismo (leggi qui)
Dai 3,7 milioni di occupati necessari in Italia ai 241 mila della Sicilia: i dati Excelsior ridimensionano la retorica dei nuovi lavori e riportano la realtà di un’economia che cambia lentamente, ancora ancorata a edilizia, turismo e servizi. Il lavoro, in Sicilia, nei prossimi anni ci sarà. Il punto è se ci saranno i lavoratori.
Secondo i dati Istat, negli ultimi anni la Sicilia ha perso decine di migliaia di residenti attivi. Solo tra il 2023 e il 2024 circa 58 mila persone si sono trasferite verso il Centro-Nord, confermando un flusso costante che riguarda soprattutto giovani e lavoratori qualificati, quelli che avrebbero potuto occupare proprio quei posti che le imprese faticheranno a coprire.
Questa dinamica assume sfumature diverse muovendosi tra le province, ma il risultato è comunque poco incoraggiante. A Palermo si studia, si forma, si costruiscono competenze ma una parte consistente di queste prende altre strade, dato che il lavoro locale non basta a trattenerle. A Catania qualcuno resta, perché il sistema è più dinamico ma non abbastanza da invertire il flusso. A Messina si vive un paradosso: il lavoro cresce, ma la popolazione diminuisce. È come se il territorio non riuscisse a trattenere i benefici della propria crescita.
Poi ci sono le province dove la trasformazione produttiva crea domanda, ma non trova risposta. Siracusa cerca tecnici per la transizione energetica. Ragusa cerca competenze per sostenere le sue filiere agricole avanzate. Ma queste competenze sono poche, o non sono più lì.
A Trapani e Agrigento il lavoro resta un ciclo che si ripete, turismo d'estate, edilizia quando ci sono i fondi. È un modello che non dà certezze e che spinge i giovani a non accontentarsi più del "contratto stagionale". La fuga qui è definitiva, lasciando il settore dei servizi in una crisi perenne di personale.
Nelle aree interne di Enna e Caltanissetta siamo oltre l’emergenza competenze. Qui il problema è demografico: non si fatica a trovare il lavoratore specializzato, si fatica a trovare un lavoratore.
Restare o partire non è più solo una scelta individuale, ma l'ago della bilancia del PIL regionale. Il 2030 è dietro l’angolo e i dati iniziano a delineare una Sicilia divisa tra territori capaci di agganciare la ripresa e aree destinate a una marginalità irreversibile.
Nel prossimo e ultimo appuntamento vedremo le proiezioni provinciali al 2030: una guida agli scenari occupazionali per capire dove si concentrerà davvero la produttività e dove, invece, il lavoro rischia di diventare un ricordo. SEGUE
PP
® Riproduzione riservata




















