16 agosto 2025

Artigianato, la mappa della crisi in Sicilia
Tutte le province a confronto


LA CGIA di Mestre segnala la crisi dell’artigianato, con -400mila imprese in Italia. In Sicilia Ragusa resiste, ma in tutta l’isola si contano quasi 16mila artigiani in meno dal 2014



Artigianato, la mappa della crisi in Sicilia <br> Tutte le province a confronto

 

Il settore artigiano italiano vive un crollo senza precedenti: negli ultimi dieci anni sono sparite quasi 400mila botteghe, con una riduzione del 22% sul totale nazionale. È quanto emerge dall’ultimo report della CGIA di Mestre, che mostra un comparto alle prese con invecchiamento della popolazione, concorrenza dell’e-commerce, burocrazia e svalutazione culturale del lavoro manuale.Un patrimonio culturale che rischia di dissolversi. Dietro i numeri si nasconde una crisi culturale: le scuole non valorizzano i percorsi tecnici e professionali, i giovani preferiscono altri lavori e le famiglie hanno smesso di affidarsi alle botteghe, orientandosi verso prodotti industriali e piattaforme online.

La Sicilia tra luci e ombre

Anche la Sicilia, pur difendendosi meglio rispetto a Marche e Umbria, ha subito una contrazione netta: dal 2014 al 2024 si contano 15.588 artigiani in meno (-17,5%), passando da 88.867 a 73.279 attività. Solo nell’ultimo anno si sono perse altre 2.454 botteghe (-3,2%).

A livello provinciale, la fotografia è disomogenea: Catania registra il calo più pesante: -588 artigiani in un anno (-3,5%), Palermo perde 515 attività (-3,4%), seguita da Trapani con -250 (-3,4%). Caltanissetta è la provincia più colpita in percentuale: -4% (140 botteghe scomparse), mentre Messina arretra di 353 unità (-3,1%), Siracusa di 173 (-2,9%), Agrigento di 182 (-2,8%) ed Enna di 89 (-3%). Ragusa, invece, si conferma tra le realtà più solide non solo dell’isola ma d’Italia, con un calo contenuto al -2,7% (-164 attività).

Il ruolo dei bonus edilizi e del turismo

Gli incentivi legati al PNRR e al Superbonus 110% hanno contribuito a rallentare l’emorragia, in particolare nelle province più legate all’edilizia. Anche il turismo ha inciso positivamente in territori come Ragusa, Siracusa e Palermo, dove le attività artigiane legate al cibo (gelaterie, pizzerie d’asporto, gastronomie) e al benessere hanno mostrato maggiore resilienza.

Proposte per il rilancio

Secondo la CGIA di Mestre, servono interventi mirati: il Parlamento sta lavorando alla riforma della legge quadro n. 443 del 1985 sull’artigianato. Tra le principali novità allo studio figurano la possibilità per le imprese alimentari artigiane di vendere direttamente al pubblico, una maggiore flessibilità nella costituzione dei consorzi, anche con la partecipazione di PMI non artigiane, l’istituzione di un fondo biennale da 100 milioni di euro per agevolare l’accesso al credito, l’innalzamento del tetto occupazionale da 18 a 49 addetti, in linea con le direttive europee e un aggiornamento delle attività considerate artigianali e un riconoscimento più forte del ruolo dell’artigiano, visto non solo come imprenditore ma anche come punto di riferimento per formare i giovani.

Per la Sicilia, queste misure potrebbero rappresentare un’occasione cruciale: intercettare i nuovi strumenti finanziari e normativi da un lato, e dall’altro coinvolgere le nuove generazioni attraverso scuole professionali e percorsi di alternanza scuola-lavoro. 

Senza questo ricambio, interi comparti, dall’edilizia alla manutenzione, fino ai mestieri tradizionali, rischiano di scomparire nei prossimi anni.

PP

 

 

 


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