Italia, crescita lenta ma conti più solidi
Nel 2024 il PIL sale dello 0,7%, il deficit si riduce e l’occupazione aumenta. Pressione fiscale in aumento, debito ancora sopra il 134% del PIL
L’Italia chiude il 2024 con una crescita moderata e un netto miglioramento dei conti pubblici. Secondo i dati diffusi dall’Istat, nel report sui conti economici nazionali italiani per gli anni 2023-2024 il Prodotto Interno Lordo (PIL) è aumentato dello 0,7% rispetto al 2023, raggiungendo un valore di 2.199 miliardi di euro.
Anche il 2023 è andato meglio del previsto: la crescita è stata rivista all’1,0%, cioè 0,3 punti in più rispetto alle stime precedenti.
Consumi e investimenti: piccoli segnali positivi
La spinta principale è arrivata dalla domanda interna (consumi e investimenti), che ha contribuito per la maggior parte alla crescita.
I consumi delle famiglie sono saliti dello 0,5%, grazie soprattutto a spese per trasporti (+3,9%), informatica e comunicazioni (+4,3%) e ristorazione (+2,0%). Calano invece gli acquisti di vestiti e scarpe (-3,4%) e le spese sanitarie (-3,8%).
Gli investimenti sono cresciuti dello 0,5%, trainati dalle costruzioni (+1,5%) e da prodotti legati alla proprietà intellettuale (+2,6%). In calo, invece, macchinari (-1,5%) e mezzi di trasporto (-4,6%).
Sul fronte estero, le esportazioni sono rimaste stabili, mentre le importazioni sono scese dello 0,4%, contribuendo così alla crescita del PIL.
I settori che crescono
Agricoltura, costruzioni e servizi hanno fatto da motore all’economia.
L’agricoltura è aumentata del 2,0%, le costruzioni dell’1,1%, mentre i servizi sono cresciuti dello 0,8%, con picchi nelle attività finanziarie e immobiliari. L’industria, invece, è rimasta sostanzialmente ferma.
Conti pubblici: deficit in forte calo e saldo primario positivo
La notizia più positiva arriva dai conti dello Stato. Il deficit pubblico è sceso al 3,4% del PIL, quasi la metà rispetto al 7,2% del 2023. In valore assoluto si parla di circa 74 miliardi di euro.
Per la prima volta dal 2019 il saldo primario, cioè il bilancio senza contare gli interessi sul debito, torna positivo (+0,5% del PIL).
La pressione fiscale è salita al 42,5% (dal 41,2% del 2023) perché le entrate fiscali e contributive (+5,8%) sono cresciute più velocemente del PIL. Il debito pubblico resta alto, passando dal 133,9% al 134,9% del PIL.
Entrate, uscite e Superbonus
Nel 2024 le entrate dello Stato sono aumentate del 3,9%, grazie soprattutto alle imposte dirette (+6,7%) e indirette (+6,1%).
Le uscite complessive sono invece diminuite del 3,5%: crescono le spese correnti (pensioni, stipendi e interessi), ma crollano del 40% quelle in conto capitale, complice la fine del Bonus facciate e il forte ridimensionamento del Superbonus.
Lavoro e redditi in crescita
L’economia in ripresa ha portato benefici anche al mercato del lavoro. Il numero dei lavoratori è aumentato del 2,2%, sia per i dipendenti (+2,3%) che per gli autonomi (+1,8%). I redditi da lavoro dipendente sono saliti del 5,2%, mentre le retribuzioni lorde sono cresciute del 5,3%, con un aumento medio del 2,9% per lavoratore.
PP
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