9 giugno 2026

Grano estero, oltre il prezzo il nodo qualità


L´arrivo di cereali da Canada, Ucraina, Russia e Turchia riapre il dibattito sui controlli, sulla conservazione durante il trasporto e sui limiti fissati dall´Unione europea



Grano estero, oltre il prezzo il nodo qualità

immagine generata da AI

Giulio Ambrosetti

“Se le navi scaricano grano estero mentre nelle nostre campagne si miete, non è libero mercato. É dumping”. Così scrive Altragricoltura, movimento che punta a rilanciare la sovranità alimentare del nostro Paese. Ormai è appurato che l’Italia è piena di grano estero. Si importa grano tenero nel Centro Nord Italia e si importa grano duro nel Sud Italia e in Sicilia. Il grano arriva dal Canada, dalla Grecia, dalla Russia, dalla Turchia (con il dubbio che sia grano russo), dall’Ucraina. Ebbene, oggi non vogliamo raccontare per l’ennesima volta le distorsioni che l’arrivo di questo grano estero provoca nel mercato locale. Oggi affrontiamo un’altra questione: la qualità di questo grano estero. 

Cominciamo con una precisazione. Se il grano - tenero e duro - arriva da Paesi ad elevata latitudine, ebbene, c’è il dubbio che tale grano non sia maturato naturalmente al sole, ma che sia stato fatto maturare artificialmente con il ricorso al glifosato in pre-raccolta. Il glifosato è il più noto e il più diffuso diserbante del mondo. Se utilizzato in pre-semina non crea problemi (a parte i terreni che si ‘appesantiscono’: ma questo è un altro discorso). Se viene utilizzato in pre-raccolta lascia residui nel grano e in generale nei cereali: e questo è un problema. Ma non c’è solo l’eventuale presenza di glifosato. Illustriamo sinteticamente gli altri eventuali problemi. 

Il grano viene trasportato via mare. Si fa ricorso a grandi navi che, in media, impiegano non meno di una settimana di navigazione. Da qui la domanda: come viene conservato il grano che passa da un Continente all’altro? Se si tratta di imbarcazioni moderne, con le stive a temperatura controllata, non ci sono problemi. Ma come raccontano le cronache, si tratta, in massima parte, di navi tradizionali, prive di stive con la temperatura controllata. Ovviamente, le stive delle navi vanno preventivamente disinfestate: ciò significa che vengono effettuati trattamenti chimici. Va da sé che i residui di questi trattamenti chimici finiscono nel grano. 

Non solo. Nelle navi tradizionali, privi di stive a temperatura controllata, c’è un problema di umidità. Se non si interviene preventivamente, l’umidità facilità lo sviluppo di funghi o miceti. I funghi, a propria volta, producono le micotossine, sostanze che non sono proprio un toccasana per la salute umana: anzi. Quando l’Unione europea, a partire dai primi anni del 2000, ha iniziato ad autorizzare l’arrivo in Europa di grani esteri si è posto un doppio problema: la presenza, in questi grani esteri, di residui di glifosato e micotossine. Le vie da percorrere erano due: o bloccare l’arrivo in Europa di grani e, in generale, cereali con presenza di glifosato micotossine con percentuali superiori a quelle consentite dalla legislazione europea di quegli anni oppure… oppure innalzare i limiti europei relativi alla presenza nei grani esteri di glifosato e micotossine. 

Facciamo un esempio concreto. Partiamo dal 2006, che è l’anno in cui, per la prima volta l’Unione europea cambia il Regolamento sulla presenza di glifosato e micotossine espressa in parti per milione Se prima del 2006 - stiamo facendo un esempio - la legislazione europea escludeva dal commercio grano e, in generale, cereali che contenevano più di X parti per milione di glifosato o di micotossine, con il nuovo Regolamento il limite viene innalzato: e si stabilisce che il limite passa a 2X o anche 3X. Insomma, pur di far entrare i grani esteri in Europa, l’Unione europea decide di innalzare i limiti di glifosato e micotossine presenti nello stesso grano. Lo stesso discorso vale per altri cereali. Da allora il dibattito è aperto e le polemiche vanno avanti da anni. Perché l’Europa unita ha fatto questo? In minima parte per aumentare l’offerta di cereali, in massima parte per consentire alle industrie europee di andare a investire nei Paesi che esportano grano e cereali da noi. Che effetti ci sono stati sulla salute? Questo è un tema complesso che va affrontato a parte.


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