14 luglio 2025

Dazi USA, conto salato per la Sicilia


Le proiezioni della CGIA di Mestre: export agroalimentare a -50%. L’olio tra i prodotti più penalizzati



Dazi USA, conto salato per la Sicilia

Ed eccoli, i primi guai da oltreoceano. Le nuove misure protezionistiche annunciate da Donald Trump iniziano a colpire l’export italiano e, in particolare, quello siciliano. Numerosi importatori statunitensi stanno annullando gli ordini regolari di prodotti agricoli, con particolare riferimento all’olio d’oliva, compromettendo uno dei mercati più redditizi per l’Isola.

Secondo la CGIA di Mestre, a livello nazionale, il calo stimato dell’export verso gli USA va dai 30 ai 35 miliardi di euro su un totale di 65, con una contrazione che potrebbe superare il 50%.  La Sicilia, da parte sua, rischia perdite dirette per 500 milioni di euro, che potrebbero raddoppiare tenendo conto dell’indotto. 

 A differenza del resto del Paese, infatti, la quasi totalità delle regioni del Sud presenta una bassa diversificazione dei prodotti venduti nei mercati esteri, spiega la CGIA. Pertanto, se dopo l’acciaio, l’alluminio e i loro derivati, gli autoveicoli e la componentistica auto gli USA – e, a catena, altri Paesi del mondo – decidessero di innalzare le barriere commerciali anche ad altri beni, gli effetti negativi per il nostro sistema produttivo potrebbero abbattersi maggiormente nei territori dove la dimensione economica dell’export è fortemente condizionata da pochi settori merceologici. “La regione che a livello nazionale presenta l’indice di diversificazione peggiore è la Sardegna (95,6 per cento), dove domina l’export dei prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio. Un po’ migliore e’ la situazione della Sicilia (85 per cento), che presenta una forte vocazione nella raffinazione dei prodotti petroliferi”. 

Nell’isola, infatti, l’impatto si tradurrebbe in una perdita diretta di circa 500 milioni di euro. Ma il danno non si fermerebbe qui: considerando anche le ripercussioni sull’indotto, fra trasporti, logistica, imballaggi, manodopera stagionale, promozione, il valore complessivo delle perdite potrebbe arrivare fino a un miliardo di euro.

Particolarmente penalizzati sarebbero i settori ad alto valore aggiunto come olio extravergine, agrumi, conserve e vino, da sempre pilastri dell’export agroalimentare siciliano. Il rischio è un crollo delle vendite verso gli USA fino al 50%, con effetti di lunga durata anche sulla fiducia commerciale e sulla programmazione delle aziende locali.

 

PP


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