Comprare a rate senza interessi, occhio al rischio crescente
L´Italia scopre il lato nascosto del BNPL
Il Buy now pay later avanza nel commercio digitale e conquista in tre anni una fetta enorme di nuclei italiani. La Banca d’Italia avverte però che dietro la semplicità delle mini-rate si allarga il rischio di sovraindebitamento, soprattutto tra chi ha già conti in sospeso e patrimoni ridotti
immagine generata da AI
Comprare subito e rimandare il conto a domani. O, più precisamente, dividerlo in tre o quattro rate piccole, rapide, quasi invisibili. È questa la promessa del Buy now pay later, il sistema che negli ultimi anni ha cambiato il modo di spendere online e che ormai si è ritagliato uno spazio rilevante anche in Italia. Secondo la Banca d’Italia, il fenomeno non può più essere letto soltanto come innovazione nei pagamenti, ma va ormai osservato anche come nuova area di vulnerabilità sociale e finanziaria. La sua forza è tutta nella semplicità: pochi clic, risposta immediata, nessuna percezione di stare davvero accendendo un debito. Ma proprio qui, avverte la Banca d’Italia, si nasconde la parte più delicata del fenomeno. Perché mentre il BNPL cresce in tutto il mondo, comincia a essere usato sempre di più non soltanto da consumatori digitali evoluti, ma anche da chi ha bilanci familiari più fragili e margini economici molto più stretti.
La corsa è stata impressionante. In Italia il mercato è passato da circa 1 miliardo di euro nel 2021 a quasi 10 miliardi nel 2025. Ancora più eloquente è il dato sulle famiglie: nel 2022 soltanto il 4 per cento ne aveva fatto uso, all’inizio del 2025 la quota è salita al 30 per cento. Non vuol dire che un terzo degli italiani viva di rate digitali, perché per circa due utenti su tre il ricorso resta saltuario. Ma il salto è comunque enorme e racconta bene quanto velocemente questo strumento sia entrato nei consumi quotidiani.
Nel resto del mondo il fenomeno è ancora più ampio. Il mercato globale ha toccato nel 2024 i 342 miliardi di dollari e vale il 5 per cento delle transazioni e-commerce. In Europa, però, non tutti fanno ricorso a questa forma di rateizzazione allo stesso modo. L’Italia si colloca su una linea di crescita robusta ma ancora meno intensa rispetto ai paesi dove il BNPL è ormai quasi una consuetudine. Da noi pesa per circa il 5 per cento dell’e-commerce, una quota simile alla Francia, ma nettamente inferiore alla media europea e lontana dai livelli di Svezia e Germania.
La parte più interessante dell’analisi della Banca d’Italia riguarda proprio chi usa questo strumento. All’inizio prevalevano i profili più giovani, più istruiti, più abituati agli acquisti digitali. Il BNPL sembrava quasi un’estensione naturale del commercio online. Adesso, invece, lo scenario si è allargato e anche abbassato sul piano della solidità finanziaria. Cresce l’uso tra famiglie con redditi medio-bassi, patrimoni contenuti e una situazione debitoria già appesantita. È una trasformazione che conta più dei volumi: vuol dire che la rateizzazione sta diventando, per una parte della popolazione, non più una scelta di comodità ma una valvola per reggere spese che altrimenti sarebbero più difficili da sostenere.
I rischi sempre più diffusi
I segnali di vulnerabilità sono numerosi. Il BNPL è molto diffuso anche tra chi ha già altri debiti, soprattutto credito al consumo e carte revolving, e anche tra chi ha incontrato ostacoli nell’accesso ai prestiti tradizionali.
Ancora più significativo è il legame con i ritardi nei pagamenti: tra le famiglie che già fanno fatica a rispettare le scadenze dei debiti, l’utilizzo di queste formule è molto più elevato. Questo non significa che ogni rata digitale porti automaticamente al dissesto, ma indica che il prodotto tende a concentrarsi dove la tenuta economica è più debole. E quando il debito è facile da ottenere, piccolo nell’importo e frammentato in più acquisti, il rischio è che venga percepito come innocuo fino a quando il totale non diventa pesante.
La stessa qualità del credito conferma il problema. In Italia i prestiti deteriorati collegati al BNPL sono stimati al 5 per cento, più del 3,5 per cento dell’intero credito al consumo. È un divario che non può essere liquidato come un incidente statistico. Dice piuttosto che dietro la velocità dell’innovazione si muove una componente di rischio più alta della media. Un’altra criticità riguarda le informazioni disponibili: non tutte le operazioni finiscono nei sistemi di informazione creditizia e questo rende più difficile capire quanto un cliente sia già esposto. In pratica, un consumatore può apparire meno indebitato di quanto sia realmente.
Eppure il successo commerciale del modello si spiega facilmente. Per i negozianti e le piattaforme il BNPL aumenta la probabilità di chiudere la vendita, alza lo scontrino medio e amplia la clientela. In Italia le commissioni per gli esercenti possono variare dall’1 al 7 per cento dell’importo, ma il gioco spesso vale la candela. Il punto è che l’interesse del commercio non sempre coincide con l’interesse del consumatore. Più il pagamento viene reso leggero e invisibile, più il confine tra scelta comoda e indebitamento inconsapevole si assottiglia.
Le nuove regole europee
È qui che entrano in scena le nuove regole europee. Dal 20 novembre 2026 la direttiva CCD2 estenderà al Buy now pay later gran parte delle protezioni previste per il credito ai consumatori. Gli operatori dovranno essere più chiari nelle informazioni precontrattuali e contrattuali e soprattutto più rigorosi nel valutare la capacità di rimborso del cliente. Più trasparenza prima della firma, obblighi contrattuali più stringenti, valutazioni più severe sulla capacità di rimborso. L’obiettivo è ricondurre il Buy now pay later dentro un principio elementare: anche quando non ha interessi visibili e si presenta come servizio digitale, resta pur sempre credito. Anche l’Italia si è già mossa per evitare scappatoie normative. In precedenza, quando un commerciante offriva il pagamento a rate per poi cedere il credito a una finanziaria, l'operazione rischiava di non essere classificata come "credito al consumo", evitando così i rigorosi obblighi di tutela. Adesso, anche in caso di cessione, l’operazione viene comunque trattata come credito al consumo. Questo significa che si applicano le stesse regole di trasparenza, informazione e valutazione del merito creditizio, impedendo di aggirare le tutele previste per i consumatori.
PP
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