Bollette più care e case che si svalutano, in Sicilia oltre un edificio su tre è energivoro. I dati provinciali
Oltre un terzo degli edifici è in classe G e le conseguenze sono costi elevati e meno valore sul mercato
Attraversare la Sicilia con la lente dell’efficienza energetica significa imbattersi in un dato che si ripete con poche variazioni: ovunque si guardi, più di un edificio su tre appartiene alla classe G. Il dato regionale, pari al 36,6%, trova infatti conferma in tutte le province, uscendo perdente dal confronto con i dati del resto d’Italia, la cui media nazionale è pari al 30%, con gli ottimi risultati di Trentino-Alto Adige (19,8%) e Lombardia (24,8%).
Dalle città metropolitane ai territori interni, l’inefficienza pesa su famiglie e imprese: nelle province il ritardo è diffuso e incide su bollette e valore degli immobili
Il peso dell’inefficienza energetica in Sicilia non è solo una questione tecnica, ma una realtà quotidiana che si riflette nei bilanci delle famiglie e delle imprese. Con il 36,6% degli edifici in classe G, l’Isola supera di oltre sei punti la media nazionale e si colloca tra le regioni più energivore d’Italia.
Il divario con il Nord resta marcato, ma è osservando le province siciliane che emerge la dimensione concreta del fenomeno. A Messina si registra la situazione relativamente meno critica: il 35,62% degli edifici è in classe G e la presenza di immobili in classe A raggiunge il 9%. Un dato che suggerisce una maggiore diffusione di interventi di efficientamento, pur in un contesto ancora distante dagli standard nazionali più avanzati.
Le ragioni del ritardo strutturale
Il ritardo della Sicilia sul fronte dell’efficienza energetica non è il risultato di una singola criticità, ma l’esito di un processo lungo, costruito nel tempo. Gran parte del patrimonio edilizio dell’Isola è infatti datato: nei centri storici si concentrano edifici spesso molto antichi, mentre nelle periferie prevalgono costruzioni realizzate tra gli anni Sessanta e Novanta, in una fase di espansione urbana che ha privilegiato quantità e rapidità più che qualità energetica.
A questo elemento strutturale si affianca una diffusione ancora limitata degli interventi di riqualificazione, decisamente più lenta rispetto a quanto avvenuto nel Centro-Nord. In molti casi pesano la minore capacità di investimento delle famiglie e delle imprese, ma anche una configurazione della proprietà immobiliare particolarmente frammentata. Nei condomìni, ad esempio, la necessità di mettere d’accordo più proprietari rende più complessi e lunghi i processi decisionali, rallentando interventi che altrove procedono con maggiore continuità.
Le conseguenze su famiglie, imprese e città
Una presenza così ampia di edifici in classe G ha effetti immediati e concreti sulla vita quotidiana. Consumi più elevati significano bollette più pesanti per famiglie e imprese, in un contesto in cui il costo dell’energia incide sempre di più sui bilanci domestici e sulla competitività delle attività economiche. Ma il problema non si esaurisce nella spesa corrente.
Nel tempo, infatti, gli immobili meno efficienti tendono a perdere attrattività e valore sul mercato. Chi compra o affitta guarda sempre di più ai consumi e al comfort energetico, e questo sposta la domanda verso edifici riqualificati, lasciando indietro quelli più obsoleti. Il rischio è quello di un progressivo deprezzamento di intere porzioni di patrimonio edilizio che ha ricadute anche sulla dimensione urbana. Quartieri con edifici più vecchi e meno efficienti faticano a rigenerarsi, restano meno competitivi e spesso accumulano ritardi rispetto ad altre aree della città. Questo rallenta la rigenerazione delle città, accentua le disuguaglianze tra quartieri e contribuisce a mantenere elevati i livelli di emissioni e dispersione energetica.
Messina la più efficiente, Ragusa maglia nera
A Catania, cuore economico dell’Isola orientale, la quota di edifici energivori sale al 36,38%, mentre la classe A si ferma all’8,59%. Il tessuto urbano ampio e stratificato, fatto di edifici costruiti in epoche diverse, rende più complessa la riqualificazione diffusa. A Siracusa, il quadro si fa leggermente più critico, con il 36,67% in classe G e una quota di edifici efficienti sotto l’8%, segno di un mercato della riqualificazione ancora poco sviluppato.
Non va meglio nelle aree interne, dove Enna e Caltanissetta si muovono su valori molto vicini alla media regionale, con oltre il 36% di edifici in classe G e una presenza di classe A limitata. Qui il problema si intreccia con una minore capacità di investimento e con un patrimonio edilizio spesso più datato.
Sul versante occidentale, Palermo mostra una situazione leggermente meno critica rispetto alla media regionale, con il 36,02% degli edifici in classe G e una quota di immobili in classe A che raggiunge l’8,61%. Un dato che suggerisce una maggiore diffusione degli interventi di efficientamento rispetto ad altre aree dell’Isola, ma che resta comunque lontano dagli standard delle regioni più avanzate.
Trapani e Agrigento si mantengono su livelli simili, entrambe sopra il 36% per la classe G, confermando una difficoltà diffusa nel migliorare le prestazioni energetiche.
Un confronto utile è quello con Messina, che rappresenta il territorio relativamente più avanzato dell’Isola: qui la quota di edifici in classe G scende al 35,62%, mentre la presenza di immobili in classe A raggiunge il 9%, il valore più alto a livello regionale. Siamo ancora lontani dai dati nazionali, ma emerge una maggiore capacità di intercettare interventi di riqualificazione, che consente alla provincia di mantenersi su livelli leggermente migliori rispetto al resto della Sicilia.
A Ragusa si concentra invece il punto più critico dell’Isola. Qui il 36,88% degli edifici è in classe G e la quota di classe A scende al 7,76%, evidenziando un ritardo più marcato e una minore diffusione degli interventi di efficientamento.
I benefici dell’efficientamento energetico
Ma è proprio in questo ritardo che si intravede una possibilità di sviluppo. Intervenire sull’involucro edilizio, in particolare su facciate e superfici vetrate, rappresenta la leva più immediata per invertire la tendenza. Le stime indicano una riduzione dei consumi fino al 14% nel breve periodo e fino al 37% nel lungo termine. Oltre al risparmio in bolletta, l’efficientamento aumenta il valore degli immobili, migliora il comfort abitativo e può attivare un ciclo economico rilevante per il settore edilizio, con effetti positivi su occupazione e crescita locale.
«La transizione energetica passa dal costruito esistente. Intervenire sull’involucro significa ridurre i consumi e aumentare il valore degli immobili- spiega Enrico Scozzari, ideatore di Resolglass e CEO del Gruppo Resolfin - Ridurre la quota di classe G significa non solo abbassare le emissioni, ma attivare un ciclo economico legato alla riqualificazione e al valore immobiliare»
PP
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