24 febbraio 2026

Blu e sale. Un´educazione siciliana tra storia e vita quotidiana


Nel nuovo romanzo di Giacomo Pilati la memoria personale si intreccia con la storia collettiva: un’infanzia felice attraversata dalle ombre del tempo, tra lo splendore di una Sicilia luminosa e le ferite di un Paese che fatica a fare i conti con se stesso



Blu e sale. Un´educazione siciliana tra storia e vita quotidiana

Un romanzo che sa di vento e memoria. La Sicilia di Giacomo Pilati non è soltanto scenario, ma dimensione emotiva di un’infanzia che scorre felice tra strade di tufo e cieli che sembrano aprirsi all’improvviso, mentre il mare porta con sé il sapore del sale e delle domande che restano sospese. È una terra di bellezza abbagliante e ferite profonde, dove la storia irrompe nella vita quotidiana: il terremoto del Belice, il rapimento di Aldo Moro, la violenza che segna epoche e coscienze. 

In Blu e sale. Un’educazione siciliana (Bibliotheka, disponibile dal 20 marzo) Pilati racconta una Sicilia di contrasti: la luce che toglie il fiato e le ombre della borghesia mafiosa, le complicità taciute, i ritardi di un Paese che spesso guarda altrove. Sullo sfondo, la figura luminosa e tragica di Mauro Rostagno, ucciso per aver dato voce a ciò che non doveva essere raccontato. È un romanzo civile, ma anche intimo, che osserva l’infanzia senza nostalgia e l’età adulta con la consapevolezza di chi cerca senso nelle proprie radici.

La scrittura procede per frammenti, come un gioco antico: dire, fare, baciare, lettera, testamento. Racconti che diventano azioni, emozioni che si trasformano in memoria. Alla fine resta una domanda semplice e necessaria: chi siamo? E quale eredità lasciamo? In questo viaggio Pilati suggerisce una risposta: i testimoni contano più dei maestri, perché custodiscono la verità delle cose vissute.

Giacomo Pilati torna a esplorare la Sicilia come specchio dell’Italia, un luogo dove il personale e il collettivo si incontrano. Blu e sale è un romanzo che profuma di mare e riflessione, capace di parlare al lettore con delicatezza e forza, ricordandogli che la memoria non è un peso, ma un modo per comprendere il presente.

Incipit. Il bambino con la frangetta di lato, i calzoni corti, la maglietta bianca, le scarpe blu occhio di bue, mi guarda di sbieco, seduto sull’auto rossa di latta coi pedali. Continua a chiedermi se oggi sono diventato davvero ciò che volevo. Pensavo che bastasse nutrirlo con la memoria, le parole, l’amore, per sdebitarmi della sua struggente nostalgia. E invece lui che fa? Mi sfida, irriconoscente, con questa stupida, odiosa domanda: «Sei diventato ciò che volevi?». E io, una risposta non ce l’ho. Mi dà fastidio dirglielo.  E poi anche da grandi si possono avere sogni bellis­simi, no? E glielo dico. Con gioia glielo dico. Lui stacca lo sguardo. Esce dall’auto. Si aggiusta la frangetta. Mi tende le braccia. E cominciamo a giocare.

Giacomo Pilati, giornalista e scrittore, ha pubblicato diversi romanzi, tradotti in varie lingue, saggi, testi per il teatro. Da Minchia di re (Mursia) sono stati tratti un film, Viola di mare, in concorso al Festival del cinema di Roma, e un monologo rappresentato nei principali teatri off europei e americani da Isabella Carloni. Tra i suoi libri Le Siciliane (Coppola), Le altre siciliane (Coppola), Sulla punta del mare (Mursia), Morsi d’Italia (Tara), Piccolo almanacco di emozioni (Imprimatur), La prima storia bella (Margina), Nonostante tutto (BukBuk), Dell’inutile amore (Di Girolamo), Un attimo prima di Dio (Di Girolamo), La mia vita per gli ultimi (Il pozzo di Giacobbe) con Biagio Conte. Collabora alla pagina culturale dell’edizione siciliana di Repubblica. Cura rassegne letterarie si è aggiudicato due volte il Premio nazionale di giornalismo di inchiesta Giuseppe Fava

PP


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