Importazioni e regole sul Made in Italy, la filiera dell´olio chiede aiuto
Unicoop denuncia una situazione sempre più difficile tra concorrenza internazionale, costi elevati e regole ritenute penalizzanti: senza interventi concreti rischiano di essere compromessi il reddito delle aziende e il futuro della filiera olivicola nazionale
L'olio d'oliva è uno dei prodotti che più rappresentano l'agricoltura italiana, ma per chi lo produce il mercato sta diventando ogni anno più difficile. A pesare non sono soltanto i costi di coltivazione, trasformazione ed energia, ma anche una competizione internazionale che, secondo il comparto, si gioca su regole non uguali per tutti.
È da questa considerazione che parte l'allarme lanciato da Unicoop Sicilia, che parla di una filiera ormai vicina al collasso. Per produttori e frantoiani il problema non è soltanto l'aumento dell'olio proveniente dai Paesi extracomunitari, ma pesa notevolmente anche il fatto che le aziende italiane si trovino a sostenere costi di produzione sensibilmente superiori rispetto ai concorrenti esteri, senza poter contare su strumenti di tutela ritenuti adeguati.
Ha il suo peso anche il recente accordo commerciale tra l'Unione europea e il Mercosur, dato che nell'elenco delle produzioni agricole oggetto di tutela non figurano prodotti olivicoli a marchio Dop e Igp del Mezzogiorno, una scelta che secondo Unicoop alimenta il timore di un'ulteriore perdita di competitività per un settore già sotto pressione.
Il nodo, però, va oltre gli accordi internazionali. Per il comparto continua a rappresentare un elemento di forte criticità anche il flusso di olio sfuso importato dai Paesi extraeuropei. Parte di questo prodotto, ed è questo a preoccupare, viene successivamente confezionato e imbottigliato in Italia, entrando sul mercato secondo le regole oggi vigenti. Una dinamica che, segnalano produttori e frantoiani, finisce per comprimere ulteriormente il valore riconosciuto a chi coltiva gli ulivi e trasforma olive italiane.
«Tutte queste scelte nel settore olivicolo, che danneggiano produttori e filiera italiana, vanno solo a beneficio del settore industriale - spiega Maurizio Ialuna, responsabile regionale Agricoltura di Unicoop, che invita l'intera filiera olivicola a fare fronte comune rivolgendo insieme al governo nazioanle due richieste precise.
La prima riguarda misure economiche per aiutare un comparto che sta attraversando una fase di forte sofferenza. La seconda punta invece a una revisione delle norme sul Made in Italy. Per Unicoop, l'attuale disciplina, che attribuisce l'origine italiana a un prodotto in base all'ultima trasformazione effettuata nel Paese, non sarebbe più sufficiente a valorizzare chi produce realmente la materia prima. La questione non riguarda soltanto l'etichetta, ma il futuro di una filiera che chiede di vedere riconosciuto il valore del lavoro svolto negli oliveti e nei frantoi italiani.
PP
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