17 aprile 2026

Il ritorno del tonno e i conti che non tornano


Dalla storia millenaria delle tonnare alle quote ridotte per i piccoli pescatori, il decreto triennale divide il settore mentre promette sviluppo



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In Sicilia il tonno non è mai stato solo una specie ittica. È memoria, lavoro, identità. È la linea sottile che lega le tonnare di un tempo alle piccole barche che ancora oggi escono all’alba.  Il nuovo decreto triennale sul tonno rosso segna un cambio di passo nella gestione della risorsa, ma il confronto tra operatori e governo non può essere considerato concluso.

Da un lato, le buone notizie, quelle certificate dalla scienza che assicura che il tonno non è più una specie in sofferenza. Di conseguenza, le quote aumentano, del 17% rispetto allo scorso anno, e per la prima volta il quadro normativo si estende su tre anni. Un passaggio tutt’altro che formale: per le imprese di pesca significa poter pianificare investimenti, attrezzature e campagne con un orizzonte certo, superando quella precarietà normativa che per anni ha frenato il settore.

Dall’altro lato, però, c’è la realtà delle marinerie, in questo caso soprattutto quella della piccola pesca artigianale che, con le sue barche sotto 12 metri che svolgono attività entro le 24 ore, in Sicilia non è semplicemente un segmento produttivo ma un pezzo di struttura sociale ed economica dei territori. Qui il tonno significa lavoro quotidiano, reddito familiare, continuità tra generazioni. 

Fino al 2023 queste imbarcazioni erano relegate al sistema delle catture accidentali, una quota indistinta che si esauriva rapidamente e che di fatto impediva qualsiasi programmazione. La svolta era arrivata nel 2024, con l’introduzione di una quota dedicata da 2,5 tonnellate per unità, che aveva finalmente dato respiro e prospettiva al comparto.

Con il nuovo decreto, però, l’equilibrio cambia di nuovo. La scelta di dividere la piccola pesca in due segmenti — distinguendo tra chi possiede doppia autorizzazione, per il pesce spada e per il tonno,   e chi ne ha solo una — nasce con l’intento di allargare la platea e sanare un’esclusione evidente. Ma questo riequilibrio viene finanziato riducendo la quota di chi già operava: il segmento A scende da 2,5 a 1,5 tonnellate. 

È il criterio utilizzato a sollevare le maggiori critiche. La nuova soglia deriva da una media nazionale degli sbarchi, un parametro che tende a uniformare situazioni profondamente diverse. In Sicilia, dove il tonno è una risorsa centrale e pienamente sfruttata, le quote venivano utilizzate per intero; in altre aree del Paese, invece, il livello di utilizzo è sensibilmente più basso. Applicare lo stesso dato medio significa, di fatto, comprimere chi ha una maggiore intensità di pesca e una dipendenza economica più forte da questa risorsa.

“Il punto fondamentale di questa “vicenda tonno” è proprio quello del futuro della piccola pesca artigianale perché parliamo di intere comunità costiere, parliamo di tradizione, di lavoro, di occupazione -puntualizza Antonio Napoli,  Responsabile regionale di Unicoop pesca -  perché le grandi barche e l’industria risentono solo marginalmente dei cambiamenti nella quota concessa. Va detto però che, in un recente incontro il sottosegretario alla pesca, Giacomo La Pietra, in cui sono state evidenziate le posizioni del comparto siciliano, e in particolare di Unicoop Sicilia, ha riconosciuto la criticità, spiegando che la scelta è stata dettata dalla necessità di evitare contenziosi”.

 Allo stesso tempo si è parlato di un’apertura su una possibile revisione a breve termine: tra le ipotesi, un innalzamento della quota del segmento A almeno a 1,7 tonnellate, se non a 2.

il nodo, ormai, è evidente: l’aumento della risorsa e delle quote complessive è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Se questa crescita viene distribuita con criteri che non tengono conto delle differenze reali tra i territori, rischia di produrre effetti distorti. In altre parole, si crea più disponibilità, ma non necessariamente più equilibrio e su questo passaggio  si gioca la credibilità del sistema: trasformare la crescita biologica del tonno in una crescita economica coerente con i territori che storicamente ne sostengono la pesca.

PP


 


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