29 giugno 2025

Scrivere con ChatGPT spegne il cervello
Parola di MIT


Chi usa l’IA attiva la metà del cervello e non ricorda cosa ha scritto. I ricercatori avvertono: “Rischio atrofia mentale, soprattutto nei più giovani”



Scrivere con ChatGPT spegne il  cervello<br> Parola di MIT

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Uno studio condotto dal MIT Media Lab ha lanciato un campanello d’allarme: scrivere testi affidandosi a ChatGPT riduce significativamente l’attività cerebrale. L’indagine, pubblicata a giugno 2025 e condotta su un campione di 54 partecipanti, ha misurato attraverso un sistema avanzato di monitoraggio EEG l’attivazione neurologica durante la scrittura di brevi saggi, simili a quelli richiesti nei test SAT.

I risultati sono sorprendenti e, per molti, preoccupanti: i partecipanti che hanno scritto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale hanno registrato una riduzione del 55% della connettività cerebrale rispetto a chi ha affrontato il compito senza supporti digitali. In particolare, si è osservato un forte calo nelle onde cerebrali alfa e theta, associate rispettivamente alla memoria di lavoro e alla creatività.

Ma non è tutto: oltre l’80% degli utenti che ha utilizzato ChatGPT non ricordava con precisione ciò che aveva scritto e descriveva il proprio testo come “estraneo”, “non autentico”, “piatto e senz’anima”. Al contrario, chi ha scritto autonomamente ha mostrato maggiore coinvolgimento cognitivo, creatività più marcata e un forte senso di padronanza sul risultato finale.

Secondo gli autori dello studio, l’uso passivo dell’AI rischia di generare un “debito cognitivo”, una sorta di indebolimento progressivo della capacità di concentrazione, elaborazione critica e memorizzazione. Una tendenza che, se protratta nel tempo, potrebbe portare a una vera e propria atrofia intellettuale, soprattutto nei soggetti più giovani e in via di formazione.

 

Educatori preoccupati: “Sta cambiando il modo di pensare degli studenti”

L’allarme non è isolato. Anche il mondo della scuola e dell’università inizia a confrontarsi con gli effetti a lungo termine dell’utilizzo dell’AI nei processi di apprendimento. “Sempre più studenti si affidano a ChatGPT fin dalle prime fasi di ideazione dei testi. Questo riduce drasticamente lo sforzo cognitivo e l’allenamento mentale”, ha dichiarato uno dei ricercatori del team, citato dal New York Post.

Il rischio, sostengono gli esperti, non è l’uso in sé dell’intelligenza artificiale, ma il suo impiego come sostituto del pensiero, anziché come supporto. Se utilizzata come stampella permanente, l’AI può contribuire a un progressivo impoverimento delle capacità cognitive.

 

La soluzione? Un uso critico e consapevole

Lo studio del MIT propone una via d’uscita: l’intelligenza artificiale può essere uno strumento potente, ma va impiegata nella fase finale del processo creativo, non all’inizio. L’ideale è elaborare un primo testo in autonomia — anche solo come schema o traccia — per poi chiedere a ChatGPT suggerimenti, ampliamenti o revisioni stilistiche. In questo modo, si preserva la fatica mentale necessaria allo sviluppo del pensiero critico, senza rinunciare ai vantaggi della tecnologia.

In un’epoca in cui la velocità sembra vincere sull’approfondimento, la sfida è tornare a usare la mente prima del modello. Solo così sarà possibile evitare un futuro in cui, a forza di delegare il pensiero, non sapremo più pensare da soli.

PP

 


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