21 febbraio 2026

Un miliardo di euro l´anno per il ´´brand´´. Sicilia sotto la media nazionale per il consumo di farmaci equivalenti


In Sicilia il costo della preferenza per i farmaci famosi supera i 100 milioni l’anno. Con il 40% di utilizzo di equivalenti si risparmierebbero oltre 260 milioni tra cittadini e sistema sanitario



  • Un miliardo di euro l´anno per il ´´brand´´. Sicilia sotto la media nazionale per il consumo di farmaci equivalenti
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L’Italia resta indietro in Europa sull’utilizzo dei farmaci equivalenti. Il Rapporto OsMed 2024 indica che il nostro Paese è terz’ultimo per consumo, con il 56% del mercato territoriale. Gli equivalenti coprono il 23,5% della spesa e il 31,6% dei volumi complessivi.

La conseguenza è che i cittadini italiani sborsano complessivamente circa 1 miliardo di euro per la differenza tra il prezzo del medicinale di marca e il prezzo dell’equivalente rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale. Al Sud e nelle Isole la spesa pro capite raggiunge i 22,4 euro, contro i 14,2 del Nord.

L’edizione 2026 di “Ioequivalgo”, promossa da Cittadinanzattiva insieme a Federfarma e FOFI, rilancia l’impegno per una corretta informazione che aiuti ad abbattere le barriere economiche che pesano sui redditi più bassi, promuovendo l'uso dei farmaci equivalenti. Per farlo, ha toccato negli anni scorsi ventidue città italiane con villaggi itineranti e ha stretto accordi con diverse Regioni, tra cui la Regione siciliana, coinvolgendo cittadini e studenti direttamente nelle piazze e negli atenei. Accanto alle iniziative sul territorio, il supporto ai cittadini si rafforza attraverso strumenti digitali come il portale ufficiale (https://www.ioequivalgo.it/) e un’app dedicata con informazioni aggiornate e certificate. Nelle farmacie aderenti, locandine e video con QR code consentono di scaricare in pochi secondi materiali informativi e approfondire l’uso dei farmaci equivalenti direttamente dallo smartphone.

Sicilia, acquistiamo molti medicinali ma non ci fidiamo degli equivalenti

La Sicilia presenta una delle percentuali più basse di utilizzo di equivalenti in Italia, tra il 21% e il 23%, a fronte di una media nazionale che supera il 31%. Eppure i siciliani consumano più farmaci della media: 1.177 dosi giornaliere ogni mille abitanti contro 1.136 nazionali. La spesa territoriale pro capite raggiunge i 144 euro e l’incidenza sul PIL regionale sfiora il 2%.

La differenza di spesa dovuta alla preferenza per il brand è di 22,4 euro a cittadino (contro i 14,2 euro della media del Nord Italia), superando i 100 milioni di euro l’anno complessivi. Paradossalmente, però, con una penetrazione del 73,4%, la Sicilia è sopra la media nazionale sui biosimilari, farmaci biologici equivalenti agli originali ma commercializzati dopo la scadenza del brevetto, ampiamente usati in oncologia, reumatologia, dermatologia e gastroenterologia.

Secondo lo studio I-Com 2025, se la quota di equivalenti acquistati salisse al 40% il risparmio supererebbe i 260 milioni tra cittadini e sistema sanitario, di cui 43,7 milioni solo tra i pazienti cronici.

Le province tra informazione e resistenze

Palermo e Messina registrano i livelli più alti di penetrazione, rispettivamente 23,8% e 23,1%. Qui la presenza di grandi strutture sanitarie e le campagne informative hanno inciso maggiormente. Se entrambe arrivassero al 40%, il risparmio supererebbe i 10 milioni di euro annui per ciascuna provincia.

Catania segue con il 22,5%, mentre Ragusa, Siracusa e Trapani si collocano tra il 22% e il 20,8%, con una spesa pro capite che supera i 23 euro nelle aree meno dinamiche.

Nelle province interne la diffidenza resta il principale ostacolo. A Caltanissetta e Agrigento la quota si aggira attorno al 20%, con esborsi vicini ai 24 euro; Enna scende sotto il 20% e supera i 24 euro pro capite. Qui il farmaco equivalente è ancora percepito come “meno sicuro”, nonostante le prescrizioni mediche indichino sempre più spesso il solo principio attivo.

La decisione finale, secondo gli studi, avviene al banco della farmacia: nonostante l’aumento delle prescrizioni con il solo principio attivo, è il paziente che spesso rifiuta la sostituzione proposta. Il risultato è un costo più elevato che grava sulle famiglie e sul sistema sanitario regionale.

PP


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