12 maggio 2026

Medicinali critici, la Sicilia sopra la media nazionale per spesa farmaceutica e consumo di antibiotici


I dati AIFA e Federfarma mostrano un’Isola più esposta alle tensioni sulle forniture: spesa territoriale pro capite più alta della media italiana e crescita costante della domanda di medicinali



Medicinali critici, la Sicilia sopra la media nazionale per spesa farmaceutica e consumo di antibiotici

immagine generata da AI

La Sicilia entra nel dossier europeo sui medicinali critici con numeri che mostrano una pressione farmaceutica superiore alla media nazionale. Ed è proprio questo uno degli elementi che rende l’Isola particolarmente vulnerabile rispetto alle carenze di medicinali e alle tensioni sulle forniture che hanno spinto Bruxelles ad intervenire sulla questione.

Secondo i dati riportati da Federfarma su elaborazioni AIFA, nel 2024 la spesa farmaceutica complessiva in Sicilia ha raggiunto i 2,7 miliardi di euro, con una crescita dell’1,3% rispetto all’anno precedente. Il dato più significativo riguarda però la spesa territoriale pro capite, che si attesta a 144 euro per abitante contro una media nazionale di 121,8 euro.

La Sicilia continua quindi a collocarsi tra le regioni italiane con i più alti livelli di consumo di medicinali, soprattutto nelle categorie legate alle patologie croniche e agli antibiotici. È un elemento che pesa sia sui conti sanitari regionali sia sulla pressione distributiva, soprattutto nei periodi di maggiore domanda stagionale. Più contenuta rispetto alla media nazionale appare invece la spesa ospedaliera: 98 euro pro capite contro i 113 euro italiani. 

Uno dei fronti più delicati resta quello degli antibiotici. I rapporti dell’AIFA  confermano che il Mezzogiorno continua a registrare consumi superiori rispetto al resto del Paese, con Sicilia e Campania tra le aree storicamente più esposte all’utilizzo elevato di antibiotici.

Per cercare di contenere il fenomeno e monitorare meglio le forniture, la Regione Siciliana ha avviato nel 2025 il progetto PRASSI, una piattaforma digitale che collega le aziende sanitarie dell’Isola per controllare in tempo reale richieste, consumi e disponibilità di antibiotici negli ospedali, con l’obiettivo di contrastare l’antimicrobico-resistenza e prevenire situazioni di carenza nei reparti più esposti.

La crescita della spesa farmaceutica non riguarda soltanto i medicinali tradizionali. A livello nazionale, secondo il monitoraggio AIFA, nei primi nove mesi del 2025 la spesa farmaceutica complessiva del Servizio sanitario nazionale ha raggiunto 18,4 miliardi di euro, con uno scostamento dai tetti programmati pari a 2,85 miliardi. La componente più critica continua a essere quella degli acquisti diretti ospedalieri, trainata soprattutto dai farmaci innovativi e oncologici.

In Sicilia queste dinamiche si intrecciano con fattori demografici e territoriali particolarmente delicati. L’invecchiamento della popolazione, la maggiore diffusione di patologie croniche e la frammentazione geografica rendono più vulnerabili molte aree interne e periferiche. Province come Enna, Agrigento e Messina presentano quote crescenti di popolazione anziana e quindi una maggiore dipendenza dalla continuità terapeutica.

Le difficoltà logistiche aggravano ulteriormente il quadro. In caso di carenze prolungate, le aree meno servite rischiano tempi di approvvigionamento più lunghi rispetto ai grandi centri urbani. È uno dei motivi per cui il tema dei medicinali critici viene considerato sempre meno una questione puramente sanitaria e sempre più un problema di sicurezza strategica e organizzazione territoriale.

Gli aspetti economici

Accanto alla pressione sanitaria cresce anche quella sociale. I dati nazionali dell’Osservatorio sulla povertà sanitaria del Banco Farmaceutico mostrano che nel 2025 oltre 502 mila persone in Italia hanno avuto difficoltà ad acquistare medicinali e prodotti da banco non coperti dal Servizio sanitario nazionale, con un aumento dell’8,4% in un solo anno. Si tratta di un fenomeno che non si distribuisce in modo uniforme sul territorio: le analisi dell’Osservatorio e della rete del Banco Farmaceutico indicano infatti una concentrazione più elevata nel Mezzogiorno e nelle Isole, dove la Sicilia rientra stabilmente tra le regioni più esposte alla povertà sanitaria e alla richiesta di aiuti per farmaci non mutuabili

In questo scenario, il nuovo piano europeo sui medicinali critici potrebbe avere effetti importanti anche sul sistema produttivo italiano e meridionale. Bruxelles punta infatti a incentivare nuovi impianti industriali nell’Unione europea e a favorire le aziende che producono principi attivi e medicinali all’interno dei confini europei, riducendo la dipendenza da Cina e India.

Per la Sicilia, almeno nel breve periodo, il tema resta soprattutto sanitario. Ma se la strategia europea dovesse tradursi in una vera rilocalizzazione della produzione farmaceutica, anche il Mezzogiorno potrebbe tentare di intercettare parte dei nuovi investimenti legati alle filiere biomedicali e farmaceutiche.

Il Critical Medicines Act europeo punta ora a riportare in Europa parte della produzione farmaceutica oggi concentrata tra Cina e India. Ma il vero nodo politico riguarda anche la distribuzione territoriale degli investimenti futuri e c’è da chiedersi se il Sud riuscirà a intercettare la nuova politica industriale europea oppure resterà soltanto il territorio più esposto alle carenze.

Per la Sicilia la risposta a questa domanda potrebbe incidere non solo sulla sanità pubblica, ma anche sulle prospettive economiche e industriali dei prossimi anni.

PP

 


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