Ematologia, la Sicilia delle cure d´eccellenza e dei pazienti in viaggio tra le province
Il sistema ematologico regionale cresce sul piano scientifico, con trapianti, CAR-T e terapie innovative. Si rafforza il ruolo dei grandi hub regionali, ma aumentano anche gli spostamenti sanitari dalle aree interne verso Palermo e Catania
immagine generata da AI
La Sicilia entra sempre più stabilmente nella mappa delle regioni italiane che contano nel sistema ematologico nazionale, ma dietro il suo ruolo crescente nel trattamento del mieloma multiplo si nasconde una geografia sanitaria profondamente sbilanciata. Da una parte i grandi poli specialistici di Palermo e Catania, che concentrano trapianti, terapie innovative e ricerca clinica. Dall’altra le province interne e periferiche, costrette spesso a inseguire i grandi hub regionali tra viaggi continui, liste d’attesa e carenza di servizi specialistici.
È il quadro che emerge dal Position Paper sul mieloma multiplo presentato da Cittadinanzattiva, documento che analizza organizzazione, accesso alle cure e qualità della presa in carico nelle strutture italiane di ematologia.
La Sicilia è tra le regioni più rappresentate nella rilevazione nazionale: il 12,5% delle strutture coinvolte nella survey appartiene infatti all’Isola, una quota che colloca la regione ai vertici italiani insieme a Lombardia, Veneto, Piemonte, Campania e Puglia. Un sistema costruito attorno al modello hub-spoke, cioè una rete che concentra le cure ad alta complessità nei grandi centri specialistici e distribuisce sul territorio le attività ordinarie, i follow-up e i day hospital. Ma proprio questa organizzazione accentua gli squilibri geografici interni all’Isola.
Poli di eccellenza e spese per trasporto
Palermo rappresenta oggi il principale baricentro dell’ematologia siciliana. Qui si concentra gran parte della rete trapiantologica regionale grazie ai poli di Cervello e La Maddalena, diventati punti di riferimento per tutta la Sicilia occidentale e per una parte consistente delle province interne.
La Maddalena ha superato negli ultimi anni quota 2.600 trapianti complessivi di cellule staminali emopoietiche, entrando tra le prime dieci strutture italiane del Programma nazionale esiti Agenas. Villa Sofia-Cervello ha invece superato le 1.260 procedure trapiantologiche cumulative tra trapianti autologhi, allogenici e da donatore internazionale compatibile. Attorno a questi centri ruota ormai gran parte delle cure più avanzate dell’Isola, comprese le CAR-T e le nuove terapie cellulari.
Il risultato è una forte attrazione sanitaria verso il capoluogo regionale. Pazienti provenienti da Trapani, Agrigento, Caltanissetta ed Enna vengono spesso indirizzati a Palermo per esami avanzati, terapie innovative e procedure ad alta complessità.
Il secondo grande asse dell’ematologia siciliana è Catania. Il Policlinico universitario continua a essere uno dei principali riferimenti scientifici del Mezzogiorno grazie a una scuola ematologica storicamente consolidata. Nel tavolo nazionale del progetto di Cittadinanzattiva compare infatti anche il professor Francesco Di Raimondo, tra le figure che hanno contribuito alla definizione degli indicatori del report. La provincia catanese continua inoltre a convivere con una forte presenza di talassemia, storicamente diffusa nella fascia ionica. Un fenomeno che negli anni ha contribuito alla crescita di una delle principali scuole ematologiche del Sud Italia.
Attorno al polo etneo ruota buona parte dell’assistenza della Sicilia orientale. Siracusa appare ormai fortemente integrata con il sistema sanitario catanese, tanto che molti pazienti effettuano sul territorio follow-up e attività ordinarie ma si spostano verso Catania per le cure più avanzate. Anche Ragusa gravita sempre più sull’orbita orientale della rete ematologica regionale, pur avendo rafforzato negli ultimi anni il proprio ruolo grazie al riconoscimento dell’ospedale Giovanni Paolo II come centro regionale di riferimento per l’emofilia.
Messina mantiene invece una posizione intermedia. Il Policlinico universitario continua a svolgere attività ematologiche importanti, ma per molte procedure avanzate la mobilità sanitaria verso Palermo e Catania resta elevata. Il progressivo invecchiamento della popolazione messinese sta inoltre aumentando il peso delle patologie ematologiche croniche, soprattutto mielomi e linfomi nelle fasce più anziane.
Nella Sicilia occidentale Trapani conserva una posizione particolare. La diffusione storica della talassemia ha favorito nel tempo la crescita di una forte rete trasfusionale e di competenze consolidate nella gestione delle malattie del sangue. Anche qui, però, le cure più avanzate continuano a dipendere in larga misura dai poli palermitani.
Agrigento è una delle province dove il peso logistico della malattia emerge con maggiore evidenza. Per molti pazienti affrontare il percorso terapeutico significa sostenere continui trasferimenti verso Palermo per esami, trapianti o terapie innovative. Una situazione che pesa soprattutto sugli anziani e sui caregiver familiari.
Le province più in difficoltà restano però quelle interne. Enna e Caltanissetta continuano a dipendere quasi totalmente dai grandi hub regionali per le cure ad alta specializzazione. Qui la distanza geografica si somma alla carenza di specialisti, alla debolezza della medicina territoriale e alla scarsità di servizi avanzati.
Le criticità
Il report di Cittadinazattiva evidenzia infatti che l’81,1% dei pazienti italiani sostiene spese dirette di tasca propria, soprattutto per trasporti e spostamenti.
Il dossier mostra inoltre che solo il 36,2% dei pazienti italiani riesce a effettuare tutti gli esami diagnostici nella struttura che lo segue. Per PET e TAC avanzate molti malati vengono ancora indirizzati verso altre strutture o costretti a ricorrere al privato a causa delle liste d’attesa.
Accanto alle difficoltà dei pazienti crescono anche quelle degli operatori sanitari. Il 72,5% delle strutture italiane denuncia un sovraccarico di pazienti e il 65% segnala carenze di personale medico e infermieristico. Nei tavoli interregionali dedicati al Sud per analizzare le differenze territoriali e le criticità organizzative specifiche, a cui ha partecipato anche Giacomo Scalzo, Dirigente Generale DASOE della Regione siciliana, vengono evidenziati anche il peso della burocrazia sanitaria, i ritardi amministrativi e il carico crescente di piattaforme e registri informatici che sottraggono tempo alla relazione clinica.
Il quadro che emerge è quello di una Sicilia sanitaria sempre più forte sul piano scientifico e terapeutico, capace di stare dentro la rete nazionale dell’innovazione ematologica, ma dove il diritto alla cura continua spesso a dipendere dalla provincia di residenza.
PP
® Riproduzione riservata











