25 settembre 2025

Aborto in Sicilia, il grande inganno dei numeri
tra medici obiettori e leggi sospese


Medici del Mondo denuncia ritardi ministeriali e raccolta dati disomogenea. In Sicilia l’accesso all’IVG è sempre più difficile: ginecologi obiettori oltre l’80%, ospedali che non comunicano i numeri e una legge regionale, pensata per garantire più personale non obiettore, bloccata dopo l’impugnazione del governo



Aborto in Sicilia, il grande inganno dei numeri<br>tra medici obiettori e leggi sospese

immagine generata da Ai

“Senza dati non c’è diritto”. È l’avvertimento lanciato da Medici del Mondo nel report “Aborto senza numeri”, presentato in occasione della Giornata Internazionale per l’Aborto Sicuro, che si celebra il 28 settembre. L’organizzazione accusa il sistema italiano di alimentare un “vuoto informativo” che finisce per trasformarsi in un ostacolo concreto all’applicazione della legge 194/1978, quella che dal 1978 garantisce l’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) come prestazione sanitaria inclusa nei Livelli Essenziali di Assistenza.

Il Ministero della Salute è obbligato a pubblicare ogni anno una relazione sull’attuazione della legge, ma le cifre arrivano con ritardi cronici e scarsa trasparenza: l’ultimo rapporto, diffuso nel dicembre 2024, fotografa la situazione di due anni prima e fornisce solo dati regionali aggregati, inutilizzabili per capire cosa accade nei singoli ospedali.

Sicilia, il nodo più critico

Nessun’altra regione italiana incarna questa emergenza quanto la Sicilia, dove l’accesso all’aborto è una corsa a ostacoli. Qui l’81,5% dei ginecologi è obiettore di coscienza, contro una media nazionale del 60,7%. A questi si aggiunge il 62% degli anestesisti e il 64,9% del personale non medico, percentuali che rendono estremamente difficile garantire reparti IVG pienamente operativi.

La mancanza di personale disponibile si somma a una grave opacità sui numeri reali: 19 strutture ospedaliere non hanno trasmesso dati aggiornati al Ministero, con statistiche ferme al 2021, mentre le richieste di accesso civico avanzate da progetti indipendenti di mappatura come “Mai Dati” sono state respinte o ignorate. In molte province, poi, dalle aree interne alle isole minori, le donne sono costrette a lunghi spostamenti o a ricorrere a soluzioni fuori regione per esercitare un diritto sancito dalla legge.

La legge regionale e lo stop del Governo

Per rispondere a questa situazione, a maggio 2025 l’Assemblea Regionale Siciliana aveva approvato una legge innovativa, destinata a diventare un caso nazionale. La legge mirava a garantire un accesso più effettivo all’interruzione volontaria di gravidanza, intervenendo direttamente sull’organizzazione del personale sanitario. Il testo prevedeva che, nei concorsi e nelle procedure di assunzione per ginecologi, anestesisti e operatori dei reparti in cui si pratica l’IVG, le aziende sanitarie dovessero dare priorità ai candidati non obiettori di coscienza, a parità di titoli e competenze. L’obiettivo era quello di assicurare in ogni provincia la presenza di almeno una struttura pubblica con medici disponibili a svolgere l’intervento, evitando i vuoti di servizio provocati dall’altissima percentuale di obiettori. La norma, inoltre, imponeva alle aziende ospedaliere di comunicare periodicamente i dati sul personale obiettore e non obiettore, per permettere un monitoraggio costante e una migliore programmazione dei reparti, introducendo così anche un principio di maggiore trasparenza e controllo da parte della Regione.

Ad agosto, il Consiglio dei ministri ha impugnato la norma, sospendendone l’applicazione in attesa del giudizio della Corte Costituzionale. Secondo il governo, la legge regionale violerebbe sia il diritto individuale all’obiezione di coscienza, tutelato a livello nazionale, sia le competenze esclusive dello Stato in materia di sanità. Fino alla decisione della Consulta, la norma resta quindi congelata, lasciando immutata la situazione nei reparti siciliani.

Aborto farmacologico in ritardo

A complicare il quadro regionale c’è il ritardo nella diffusione dell’aborto farmacologico. Nonostante le linee guida ministeriali ne favoriscano l’uso, in Sicilia nel 2023 la pillola RU486 è stata utilizzata in meno del 49% delle interruzioni, contro il 72% delle regioni più virtuose.

Nel complesso, per Medici del Mondo, l’insieme di dati mancanti, obiezione diffusa e norme sospese crea un sistema che “limita di fatto un diritto garantito, lasciando le donne senza informazioni e senza certezze”. 

PP

 


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