19 aprile 2026

Pesca in crisi, un piano per resistere, flotte ferme e la minaccia di bloccare lo Stretto per il Primo maggio


Il FLAG Riviera Jonica Etnea punta su efficienza energetica e rilancio del territorio, mentre il caro carburante e il calo del pescato spingono gli armatori alla protesta



Pesca in crisi, un piano per resistere,  flotte ferme e la minaccia di bloccare lo Stretto per il Primo maggio

Foto di Ka Lee Lip su Unsplash

C’è una linea che prova a tenere insieme emergenza e prospettiva, ed è quella tracciata lungo la costa jonica etnea. Qui, mentre le barche restano ferme nei porti nonostante la fine del fermo pesca, prende forma un tentativo di risposta che parte dal territorio e guarda oltre l’immediato. A muoversi è il FLAG Riviera Jonica Etnea, che riunisce imprese, attività della filiera e amministrazioni locali tra le province di Siracusa, Catania e Messina.

Il quadro da cui si parte è però estremamente fragile. Il comparto vive una fase che non è più solo difficile, ma sempre più strutturalmente compromessa. Negli ultimi mesi, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, la situazione ha subito un’accelerazione evidente: i costi sono aumentati, il pescato è diminuito e le criticità storiche non hanno trovato soluzione.

Il nodo del carburante resta quello più immediato. I prezzi attuali hanno ridotto drasticamente i margini delle imprese, fino a rendere antieconomica anche l’uscita in mare. È questa la ragione principale per cui molte flotte, pur senza obblighi formali, hanno scelto di restare ferme.

Ma il FLAG insiste su un punto: il caro carburante è solo uno degli elementi di una crisi più ampia. Le condizioni dei porti continuano a pesare, soprattutto dopo i danni provocati dal ciclone Harry, che hanno reso ancora più evidenti i limiti infrastrutturali della fascia costiera. A questo si aggiunge la riduzione delle catture, che incide direttamente sulla sostenibilità economica delle attività.

In parallelo, cresce la pressione dei mercati internazionali. Nei banchi del pesce, una quota significativa di prodotto arriva ormai dall’estero, in particolare da paesi del Nord Africa e da altre aree africane. Una concorrenza che si gioca su prezzi più bassi e che mette in difficoltà le imprese locali, già indebolite dall’aumento dei costi.

 In questo contesto, il FLAG Riviera Jonica Etnea prova a reagire con una strategia mirata: ridurre i consumi energetici e migliorare l’efficienza delle imbarcazioni per recuperare sostenibilità economica. Parallelamente, si punta a valorizzare il pescato locale per rafforzarne la presenza sul mercato e contrastare la concorrenza estera, affiancando anche interventi ambientali come il recupero delle plastiche, in un’ottica che unisce sostenibilità economica e tutela del mare.

Il FLAG rivendica anche un ruolo operativo più ampio, sottolineando come la rete dei Galp e dei Flag siciliani, distribuiti lungo tutta la costa, possa diventare uno strumento concreto di attuazione delle politiche regionali per la pesca. Da qui la richiesta di un maggiore coordinamento con il Dipartimento regionale della Pesca mediterranea e con le istituzioni nazionali.

Nel frattempo, però, la tensione resta alta. La Federazione armatori siciliani ha deciso di sospendere il fermo del comparto pesca, ma i pescherecci resteranno fermi nei porti.

 Al centro della vertenza resta il costo del carburante e la questione verrà posta ufficialmente all’attenzione del governo
  " Non accetteremo più  misure tampone o annunci.Serve - spiega il presidente Alfio Fabio Micalizzi - Serve un tetto massimo tra 40 e 50 centesimi al litro. In un contesto economico straordinario come quello attuale, il carburante defiscalizzato per la pesca non può superare i 60-70 centesimi. Oggi paghiamo oltre 1,20 euro al litro, con punte fino a 1,40: è una condizione insostenibile che sta uccidendo le imprese".

Per lunedì 20 aprile è prevista un’assemblea che servirà a definire le prossime iniziative. Tra le ipotesi in campo c’è anche quella di azioni di protesta più incisive, fino al possibile blocco dello Stretto di Messina in occasione del primo maggio.

Due piani, quindi, si muovono in parallelo. Da un lato la protesta, che punta a ottenere risposte immediate. Dall’altro il lavoro sul territorio, che prova a ridisegnare il futuro del comparto. In mezzo, una crisi che continua a stringere e che, senza interventi rapidi, rischia di lasciare poco spazio a entrambe le strade.

 

PP

 


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