Mobilità negata, in Sicilia cresce la povertà dei trasporti
Il Green Paper del Transport Poverty Lab rivela un’emergenza nazionale: milioni di italiani non riescono a muoversi, ma in Sicilia il problema diventa strutturale tra isolamento, redditi bassi e servizi insufficienti
La chiama “povertà dei trasporti” il primo Green Paper elaborato dal Transport Poverty Lab, iniziativa della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che prova a dare un nome e una misura a una condizione che riguarda milioni di italiani. Non è solo una questione di traffico o di mezzi pubblici, è una nuova forma di povertà, meno visibile ma sempre più diffusa.
Secondo lo studio, circa 7 milioni di cittadini vivono una situazione di vulnerabilità legata alla mobilità. Il Green Paper distingue tra vulnerabilità strutturale, legata a reddito basso, territori marginali e condizioni individuali, e vulnerabilità indotta, che emerge quando le politiche della transizione verde, come il nuovo sistema ETS2, aumentano i costi senza offrire alternative accessibili.
Sicilia, dove la vulnerabilità diventa sistema
La Sicilia non è solo tra le aree più fragili, è uno dei casi emblematici in cui tutte le variabili della vulnerabilità si sommano e si rafforzano a vicenda.
Il primo elemento è quello economico. Nell’Isola il reddito medio pro capite per contribuente si colloca stabilmente nella fascia più bassa del Paese, tra i 14.500 e i 17.000 euro. Un dato che, da solo, spiega perché il costo della mobilità diventi rapidamente insostenibile. Ma è incrociando questo dato con la spesa per i trasporti che emerge la reale dimensione del problema: l’indicatore LIHC, che misura le famiglie con basso reddito e alta incidenza dei costi di mobilità, raggiunge livelli tra l’11% e il 18%, tra i più elevati a livello nazionale e nettamente superiori alle regioni del Centro-Nord.
A rendere ancora più critica la situazione è il divario nell’offerta di servizi, analizzando l’offerta di posti-km (posti-chilometro), che indicano quanto trasporto pubblico è disponibile in un territorio. Si calcolano moltiplicando i posti su un mezzo per i chilometri che percorre e servono a capire quanti servizi sono realmente a disposizione dei cittadini. Più posti-km significano autobus e treni frequenti, collegamenti capillari e maggiore possibilità di spostarsi.
Detto questo, se nelle grandi aree urbane del Nord si superano i 16.000 posti-km per abitante, in ampie porzioni della Sicilia, in particolare nel Sud dell’Isola, si scende sotto i 200. Il dato estremo di 183 posti-km per abitante ad Agrigento, Caltanissetta e parte del Siracusano segna uno dei minimi nazionali e indica territori in cui il trasporto pubblico è, di fatto, marginale o inesistente. Il confronto con la media italiana, che è di 4.600, evidenzia uno squilibrio strutturale che non riguarda solo la quantità, ma anche la possibilità concreta di scegliere alternative all’auto.
Ed è proprio l’auto il nodo centrale. In Sicilia la dipendenza dal mezzo privato non solo è totale, ma si verifica anche in condizioni di forte svantaggio. Tra il 70% e l’80% del parco circolante è costituito da veicoli Euro 4 o inferiori: mezzi più vecchi, più inquinanti e soprattutto più costosi da mantenere. La diffusione delle auto elettriche è praticamente nulla, tra lo 0% e lo 0,2%, segno di una transizione ecologica che qui non è ancora iniziata.
Il fattore territoriale completa il quadro preoccupante. Le mappe sull’accessibilità mostrano un’Isola divisa in due: le fasce costiere attorno a Palermo, Catania e Messina mantengono livelli medi di accesso alle infrastrutture, mentre l’entroterra è segnato da livelli “molto bassi”. In queste aree, raggiungere una stazione ferroviaria o un servizio essenziale può richiedere tempi lunghi e spostamenti complessi, spesso impossibili senza un mezzo proprio.
Questa distanza si riflette direttamente sulla vita quotidiana, con quote elevate di pendolari che impiegano oltre un’ora per raggiungere il lavoro partendo dalle nelle aree periferiche delle principali città.
Il problema è aggravato dall’invecchiamento della popolazione. In molti comuni interni, gli over 65 superano il 30%, aumentando il fabbisogno di servizi accessibili, soprattutto sanitari, che però restano difficili da raggiungere.
Il risultato finale è quello che il Green Paper definisce una “vulnerabilità assoluta”: una condizione in cui redditi bassi, servizi insufficienti e isolamento territoriale si sovrappongono. In Sicilia questa sovrapposizione non è episodica, ma diffusa, e trasforma la mobilità da fattore di sviluppo a elemento di esclusione.
Le soluzioni del Green Paper
Il Green Paper propone una serie di interventi, dal potenziamento del trasporto pubblico, a nuovi servizi di mobilità condivisa, agli incentivi per veicoli a basse emissioni. In Sicilia però la spinta sulla transizione ecologica rischia di fare più male che bene, dato che l’aumento dei costi legati alle emissioni si scarica soprattutto su chi non ha alternative, come le famiglie che vivono in aree poco servite e che sono costrette a usare auto vecchie perché non possono permettersi mezzi più efficienti o soluzioni diverse.
Senza investimenti in trasporto pubblico e sostegni mirati, il rischio è che la transizione finisca per ampliare le disuguaglianze invece di ridurle.
PP
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