29 luglio 2025

L´industria del crack lavora da casa
Palermo e il business della disperazione


Dietro il boom del crack c’è un’economia sommersa che coinvolge famiglie, adolescenti e reti criminali. La droga viene prodotta in casa e distribuita in bici e monopattino



L´industria del crack lavora da casa<br>Palermo e il business della disperazione

Giulio Ambrosetti

Il crack a Palermo è diventato un grande affare. Nelle prime due puntate del nostro particolare ‘viaggio’ nel mondo di questa droga in piena diffusione nel capoluogo della Sicilia abbiamo tracciato un quadro generale, sottolineando che il fenomeno riguarda giovani e giovanissimi di tutti i ceti sociali. Ma è tra le famiglie povere che vivono nei quartieri degradati che si vanno diffondendo i piccoli centri di produzione di questa droga. E’ evidente che, a monte, ci deve essere un’organizzazione capillare che fa arrivare alle famiglie i prodotti di scarto della lavorazione della cocaina dai quali si produce il crack. Forse non è esagerato ipotizzare che le famiglie, una volta prodotto il crack, lo affidino ai figli - ragazzi e anche ragazzini - che provvedono a distribuirlo tra i consumatori. Nino Rocca ci ha detto che, con molta probabilità, questi spacciatori minorenni si muovono in città con i monopattini e con le biciclette. Di solito le forze dell’ordine fermano le auto e le moto, mentre è difficile che vengano fermati i ragazzi che si spostano in bicicletta e meno che mai i ragazzi con i monopattini. Anche se in verità, a Palermo, di vigili urbani nelle strade se ne vedono pochi, tant’è vero che ormai da anni biciclette e monopattini percorrono ordinariamente sensi unici e corsie preferenziali di bus e taxi.

Da quello che ci hanno raccontato, esistono due tipologie di consumatori di crack. Ci sono le persone benestanti, o i figli di famiglie benestanti che, in molti casi, prediligono il servizio a domicilio. Per gli spacciatori, ovviamente, non è un problema, spostandosi in bicicletta e in monopattino, recapitare la merce ai clienti. Stando a quello che ci hanno raccontato, il servizio non viene quasi mai utilizzato per poche dosi. Il trasporto, almeno fino ad oggi, non è molto rischioso. Ma spostarsi per due o tre dosi non è molto conveniente. Di solito il servizio a domicilio viene svolto in due, se non altro per non lasciare la bicicletta o il monopattino incustodito. Sembra che sia anche prevista la mancia. Diverso è il discorso dei luoghi di spaccio dove il contatto tra spacciatore e cliente può avvenire sia negli spazi chiusi, sia negli spazi aperti. Fino ad ora non ci sono stati problemi, anche se dopo gli episodi di violenza il ‘lavoro’ viene svolto con più attenzione. 

Abbiamo chiesto quante potrebbero essere le famiglie coinvolte nella produzione di crack. Nino Rocca ci ha detto che è impossibile stimare tale dato. L’unica cosa certa è che il fenomeno è in grande diffusione. Ed è anche logico, perché il giro di affari giornaliero è notevole. Abbiamo accennato al numero di possibili consumatori: poco più di 4 mila solo in città. Con il consumo in grande espansione. Nino Rocca ci ha detto che il giro di soldi giornaliero è impressionante. Fa gola a tanti. In certi quartieri popolari della città, e anche nei centri a due passi da Palermo, le voci girano. Una famiglia povera, dove genitori e figli ogni giorno si industriano per mettere d’accordo il pranzo con la cena, può anche decidere di provare “per vedere se funziona”. Evidentemente, ribadiamo, ci deve essere un’organizzazione a monte. Provano, magari va bene, magari c’è qualcuno che gli dice dove deve andare a spacciare, e via, si comincia. 

Se tutti i consumatori fossero benestanti il fenomeno non sarebbe stato molto visibile. Ma… Ma c’è anche il punto debole del sistema-crack: i consumatori dei ceti sociali poveri. Di solito sono ragazzi e ragazzini per i quali non è facile reperire 10 e anche 5 euro. All’inizio, ci ha raccontato Nino Rocca, li chiedono ai genitori e provano anche a vendere qualche oggetto di casa. I genitori più avveduti si accorgono che qualcosa non va e iniziano a indagare. Altri genitori non si accorgono subito delle stranezze. In ogni caso questi ragazzi debbono trovare i soldi per acquistare la dose di crack. Anche perché sono già dipendenti da questa droga. Così optano per le rapine. Per questi ragazzi rapinare 50 o 100 euro a un turista o a un cittadino è risolutivo per quattro-cinque giorni. Tra l’altro, sono molto determinati perché hanno bisogno della droga. Da qui la crescita delle rapine. Rocca ci ha raccontato che ci sono giovani e giovanissimi che, per trovare i soldi per il crack, si prostituiscono: e c’è il dubbio che possa nascere un altro affare di sfruttamento. 

Delle possibili soluzioni parleremo nella prossima puntata. Anticipando che quello che leggiamo qua e là non ci convince molto. Bene o male si sa quali sono i quartieri di Palermo coinvolti in questa storia: l’ex mercato storico della Vucciria, lo Sperone, il Borgo Vecchio, lo ZEN 2. Per carità, ben venga un aumento dei controlli inviando in questi luoghi agenti delle forze dell’ordine. Ma non è difficile intuire che, una volta capita l’antifona, spacciatori e consumatori cambino zona. La verità è che non siamo davanti a un problema di facile soluzione. La repressione potrebbe servire se accompagnata da un’azione sociale di studio del fenomeno, ricercando soluzioni diverse, coinvolgendo le istituzioni amministrative e sanitarie. 

Fine terza puntata/ Continua


 


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