Le famiglie siciliane tagliano la carne: consumi giù dell´1,1% mentre i prezzi restano alti
Il report annuale di Assocarni punta su benessere animale e sicurezza alimentare, la Regione stanzia 20,9 milioni per gli allevatori
Foto di Alexa da Pixabay
Nel 2024 le famiglie siciliane hanno ridotto dell'1,1% gli acquisti di carne, proprio nell'anno in cui il comparto nazionale si prepara ad affrontare regole più stringenti su benessere animale, sicurezza alimentare e ambiente. Il report annuale di Assocarni, l'associazione che riunisce i produttori di carne bovina, mette in fila le principali novità normative che nei prossimi mesi cambieranno il modo di allevare, trasportare e macellare gli animali in Italia. E la Sicilia, dove il cibo pesa già per il 23,3% sul budget familiare, osserva questi cambiamenti con un occhio rivolto ai portafogli e uno alle stalle.
I consumi rallentano, i prezzi restano alti
La spesa alimentare delle famiglie siciliane è cresciuta dell'1,5% nel 2024, ma dentro questo dato si nasconde una contrazione che riguarda proprio le carni, insieme a lattiero-caseari e salumi: segno che, di fronte a prezzi in aumento, le famiglie hanno scelto di limitare gli acquisti dei prodotti proteici più costosi. Il quadro nazionale spiega perché: nel primo semestre 2025 le carni bovine hanno toccato una media di 13,28 euro al chilo, il prezzo più alto tra le carni in vendita, ben sopra le suine (8,48 euro) e le avicole (7,93 euro). Ogni mese le famiglie dell'isola destinano 542,08 euro ai prodotti alimentari, quasi un quarto del bilancio domestico complessivo, che nel 2024 si è attestato a 2.327,10 euro. Guardando a un arco più lungo, tra il 2019 e il 2023 la Sicilia è stata la regione italiana con la crescita più alta dei consumi familiari, +17,2% contro una media nazionale del 13,7%, trainata da province come Ragusa, Trapani, Palermo e Siracusa, tutte tra le prime dieci in Italia per l'aumento della sola spesa alimentare.
Bruxelles alza l'asticella su benessere e sicurezza
Sul fronte produttivo, il report di Assocarni indica nella prevenzione delle malattie animali uno degli strumenti chiave per contenere le perdite economiche degli allevamenti, tanto che prosegue la formazione obbligatoria per allevatori e trasportatori. Le nuove regole europee sul trasporto degli animali introducono limiti più severi su tempi di viaggio, temperature e densità di carico: misure pensate per il benessere animale che però potrebbero comportare più viaggi e costi organizzativi più alti per le imprese. Cambia anche la sicurezza alimentare, con limiti ridotti per nitriti e nitrati nei prodotti a base di carne e controlli più stringenti sulla Listeria monocytogenes, mentre sul fronte ambientale l'Unione europea ha rinviato e semplificato l'applicazione del regolamento contro la deforestazione, classificando i Paesi in base al rischio e concentrando gli obblighi di controllo sulle imprese che per prime immettono i prodotti sul mercato europeo. Resta aperto il dossier dell'accordo tra Unione europea e Mercosur, che il settore segue con attenzione per le possibili ricadute sulle importazioni di carne dal Sud America e sulla tenuta della concorrenza per gli allevatori italiani.
La Regione punta su benessere animale e lotta alla brucellosi
In Sicilia questi orientamenti si intrecciano con scelte già avviate dalla Regione. Il 24 dicembre 2025 l'assessorato all'Agricoltura ha pubblicato il bando che mette a disposizione oltre 20,9 milioni di euro per il 2026 a sostegno degli allevatori che adottano pratiche di benessere animale superiori agli standard minimi obbligatori, dall'accesso al pascolo alle condizioni abitative più confortevoli. La misura attua l'intervento Sra30 previsto dal Complemento di programmazione per lo sviluppo rurale Sicilia, nell'ambito del Piano strategico della Pac 2023-2027. Parallelamente, la legge regionale 31 del 2025 ha messo in campo misure straordinarie per la zootecnia, con contributi destinati al contrasto della brucellosi e al ripopolamento degli allevamenti colpiti dalla malattia. Un impegno che si inserisce in un comparto dove la Sicilia si colloca tra le prime cinque regioni italiane per numero di allevamenti bovini, un patrimonio che la Regione prova a proteggere proprio mentre le nuove regole europee chiedono alle imprese di investire in salute animale, sicurezza e sostenibilità senza perdere competitività.
PP
® Riproduzione riservata




















