5 agosto 2025

Il caso Viviano, cronaca di un´ emergenza annunciata


l caso del giornalista Franco Viviano (con i rischi che ha corso) e le responsabilità della politica in materia finanziaria



Il caso Viviano, cronaca di un´ emergenza annunciata

Giulio Ambrosetti

Sta facendo discutere la disavventura di Franco Viviano, giornalista, che nell’isola di Stromboli, dove si trovava in vacanza, si è fratturato il femore. La frattura di un osso è più pericolosa di quanto si pensi, soprattutto di un osso lungo come il femore, ed è bene intervenire subito. Questo perché, in seguito a una frattura, c’è il pericolo che possa ‘partire’ un embolo che potrebbe provocare una trombosi in vasi periferici o in vasi del circolo polmonare. Non solo. La rottura del femore, in particolare, è molto pericolosa perché si tratta di un osso ricco di midollo deputato alla formazione del sangue. Quindi la rottura di un femore può provocare emorragie e conseguente anemia. In ultimo, a seconda della posizione dei monconi ossei, un movimento inconsulto potrebbe intaccare qualche arteria di calibro più grosso, con conseguente emergenza medica ancora più importante. Per questo, quando abbiamo letto che Franco Viviano è stato trasportato all’elipista con una moto ape perché nell’isola non è disponibile un’ambulanza siamo rimasti stupiti, anche se non c’erano alternative. Ciò non significa che ci sono responsabilità del medico, che anzi ha fatto tutto il possibile per assistere il paziente. 

Il vero problema è la sanità pubblica siciliana che non può lasciare l’isola di Stromboli senza ambulanza, per giunta nel periodo estivo, quando arrivano i turisti. Non ci sembra corretto far lavorare i medici in queste condizioni. Poi non ci dobbiamo stupire se i medici disertano i concorsi per i posti negli ospedali pubblici, perché lavorare è rischioso anche per gli stessi medici. 

Anche il seguito della vicenda non sembra particolarmente esaltante. Viviano scrive di essere arrivato all’ospedale ‘Papardo’ di Messina dove è rimasto quattro ore in attesa. Per una persona con il femore fratturato non è esattamente l’assistenza corretta: anzi. A Viviano sarebbe stato detto che il reparto di Ortopedia sta per chiudere per ferie. Può un reparto di un ospedale pubblico chiudere per ferie? Dopo di che Viviano è stato trasportato al Policlinico di Messina dove, con grande professionalità, è stato assistito, operato e adesso sta bene.

 Sono seguite e vanno ancora in scena le polemiche sulle carenze della sanità siciliana. Noi, invece di riprendere il batti e ribatti politico vogliamo provare ad andare al cuore del problema: la carenza di fondi nella sanità pubblica siciliana che, insieme con una certa dose di disorganizzazione, è alla base dei problemi attuali.  

In tutte le Regioni italiane, dove più dove meno, la sanità pubblica è in difficoltà. Negli ospedali pubblici mancano medici, infermieri e posti letto. Ma in Sicilia questo settore è ancora più in difficoltà per discutibili scelte politiche. Ricordiamo che lo Stato, a partire dal 2009, ha deciso unilateralmente di ridurre la quota di compartecipazione alla spesa sanitaria in Sicilia dal 49,11% circa al 42,50% circa. Questa decisione, adottata dal Governo Prodi nel 2006, ha fatto perdere alla Regione siciliana circa 600 miliardi di euro all’anno. Al 31 Dicembre del 2022 lo Stato aveva tolto al Fondo sanitario regionale siciliano circa 9 miliardi di euro. Sempre al 31 Dicembre 2022 - quando lo Stato avrebbe dovuto restituire alla Regione siciliana circa 9 miliardi di euro di fondi sanitari trattenuti - Regione siciliana e Stato hanno raggiunto un accordo sul contenzioso finanziario. Il Governo regionale di Renato Schifani ha rinunciato al credito di circa 9 miliardi di euro di fondi sanitari. Perché? In una conferenza stampa tenuta sempre nel Dicembre 2022, il presidente Schifani ha detto che la Regione non ha il “titolo” per chiedere a Roma questi 9 miliardi di euro. La cosa strana è che, nell’accordo finanziario tra Stato e Regione, al punto 9, Roma riconosce di aver ridotto la quota di partecipazione dello Stato al Fondo sanitario regionale siciliano:

“In attuazione dell’Accordo tra il Presidente della Regione siciliana e il Ministro dell’Economia e delle finanze sottoscritto in data 16 dicembre 2022, il Governo riconosce alla Regione euro 300 milioni nell’esercizio 2023. Per gli esercizi successivi, compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica, il Governo si impegna ad individuare con la prossima legge di bilancio le coperture necessarie a concorrere progressivamente all’onere derivante dall’innalzamento della quota di compartecipazione regionale alla spesa sanitaria dal 42,50 al 49,11 per cento”. 

Non solo Roma riconosce di aver ridotto la quota di compartecipazione dello Stato alla spesa sanitaria (e quindi c’è il ‘titolo’ giuridico), ma si impegna anche a riportare la quota al 49,11%, “compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica”. 

Di fatto, i cittadini siciliani, in materia di sanità pubblica, sono fortemente penalizzati. Ci chiediamo e chiediamo: perché di questi aspetti non parla mai nessuno? Forse perché il taglio di 600 milioni all’anno al Fondo sanitario regionale siciliano è stato voluto e avallato da centrosinistra e centrodestra? Anche i grillini che hanno governato l’Italia per quattro anni non ci sembra che abbiano mai sollevato tale questione. Dopo di che succedono i fatti di Stromboli e non ci sarebbe da stupirsi se i politici se la prenderanno con i medici, che sono vittime di questo sistema al pari dei cittadini siciliani.




 


® Riproduzione riservata
Condividi:
Tags:


Brevi

Weather for the Following Location: Sicily map, Italy

Social Media