Gaza, i bambini giocano alla morte
Funerali per le bambole sotto le bombe
A quasi due anni e mezzo dall’inizio del conflitto, Save the Children denuncia una quotidianità segnata da violenza, trauma e privazioni: i più piccoli rielaborano l’orrore trasformandolo in gioco, mentre cresce il rischio di danni psicologici permanenti
Foto di hosny salah da Pixabay
A Gaza l’infanzia ha cambiato linguaggio. I bambini organizzano funerali con le bambole, fingono di spararsi durante partite che ricordano il nascondino e parlano di missili come se fossero parte di un lessico quotidiano. È il segno più evidente di una guerra che, dopo quasi trenta mesi, non resta più fuori dalle case ma si è radicata nelle vite dei più piccoli.
A denunciarlo è Save the Children, che da mesi monitora le condizioni dei minori nella Striscia. Dall’ottobre 2023, spiegano gli operatori, i bambini sono esposti senza tregua a bombardamenti, sfollamenti, fame e malattie, in un contesto che alimenta un rischio concreto di traumi psicologici profondi e duraturi.
Nei racconti raccolti sul campo emerge una realtà in cui il gioco diventa una forma di sopravvivenza. I più piccoli riproducono scene vissute o osservate, dando vita a una versione del nascondino che chiamano “guerra”: chi viene trovato viene “colpito” con le mani e cade a terra fingendosi morto. In assenza di giocattoli, i muri delle case distrutte diventano superfici su cui disegnare.
La testimonianza di Shurouq, operatrice di Save the Children a Deir al-Balah, restituisce la dimensione quotidiana di questa trasformazione. Dopo aver cercato a lungo una bambola per la figlia di tre anni, pagandola cinque volte il prezzo originario, ha assistito a una scena che non riesce a dimenticare: la bambina e la cugina inscenavano il funerale della bambola, portandola in braccio come fosse un corpo senza vita.
Dal punto di vista psicologico, spiegano gli esperti, questo tipo di comportamento può rappresentare un meccanismo di adattamento. Tuttavia, in contesti di esposizione continua al trauma, la capacità di elaborazione rischia di non essere sufficiente e il risultato è un aumento di disturbi come ansia, depressione, ipervigilanza e difficoltà relazionali.
La situazione è aggravata dalla carenza di risorse materiali. La mancanza di giocattoli e strumenti educativi porta i bambini a utilizzare ambienti distrutti, come muri e macerie, per attività creative. Le testimonianze raccolte evidenziano anche il progressivo collasso delle capacità di risposta delle famiglie. Genitori e operatori sanitari, a loro volta esposti al trauma, dispongono di strumenti sempre più limitati per sostenere i minori.
In questo contesto si inserisce il concetto di “stress tossico”, indicato dagli specialisti come la forma più grave di stress infantile. L’esposizione prolungata senza adeguato supporto può compromettere lo sviluppo neurologico e cognitivo, con effetti di lungo periodo sulla vita adulta.
Intanto, anche gli adulti faticano sempre più a sostenere i propri figli. La mancanza di servizi, il crollo delle strutture sanitarie e la precarietà estrema rendono difficile garantire supporto psicologico adeguato. “La sopravvivenza psicologica è impossibile in queste condizioni”, racconta Shurouq, descrivendo una realtà fatta di distruzione e assenza di prospettive.
Per questo, l’organizzazione chiede con urgenza un rafforzamento degli aiuti umanitari e un accesso senza ostacoli alla Striscia, insieme a un cessate il fuoco duraturo. Senza una tregua stabile e interventi strutturati, avvertono gli operatori, la ferita lasciata dalla guerra rischia di segnare un’intera generazione.
PP
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