Energia, obiettivi lontani e costi in crescita
Un sistema ancora legato alle fonti tradizionali fatica a centrare gli obiettivi al 2030, mentre le tensioni internazionali alimentano nuovi rincari energetici
Il sistema energetico italiano è fermo, ma il mondo intorno corre. Nel 2025, consumi ed emissioni restano praticamente invariati, ma il dato più preoccupante mostra che l’Italia non sta facendo abbastanza per centrare gli obiettivi climatici.
L’analisi ENEA del sistema energetico italiano per l’intero 2025 parla chiaro: le rinnovabili crescono appena e restano lontane dai target, i consumi non diminuiscono come dovrebbero e il percorso verso la decarbonizzazione appare sempre più difficile. Nel 2025 non si consuma meno, non si inquina molto meno e soprattutto non si accelera verso il futuro sostenibile che dovremmo raggiungere entro il 2030. L’Italia dell’energia è immobile, ma non è un dato incoraggiante, anzi è sintomo di ritardo.
In tutto questo immobilismo, i prezzi restano il vero problema. L’energia costa ancora molto più di prima della crisi del 2022. Il gas è più caro di circa il 70%, l’elettricità addirittura del doppio. Una differenza che pesa ogni giorno sulle bollette e sulle imprese.
Guardando dentro i numeri, si scopre che il gas è tornato leggermente a crescere, complice il freddo e il maggiore utilizzo nelle centrali elettriche. Il petrolio non cambia molto, mentre il carbone continua a scomparire. È forse l’unico segnale netto di cambiamento.
Le rinnovabili crescono, trainate dal fotovoltaico, ma restano indietro. Superano di poco il 20% dei consumi, quando dovrebbero essere già al 25%. Il problema non è la direzione, ma la velocità.
Intanto, il sistema resta vulnerabile agli shock esterni. La crisi legata al Medio Oriente, con il blocco dello stretto di Hormuz, ha già iniziato a incidere sui costi delle importazioni energetiche. Secondo le stime, solo nel mese di marzo il gas potrebbe essere costato all’Italia centinaia di milioni di euro in più rispetto alla media dell’ultimo anno.
Il vero nodo resta però la transizione energetica. Gli indicatori mostrano un peggioramento significativo, con l’Italia fuori traiettoria rispetto agli obiettivi al 2030. Per rientrare nei parametri sarebbe necessario ridurre le emissioni di circa il 6% ogni anno nei prossimi cinque anni, un ritmo ben superiore a quello attuale.
Se non altro, rileva ENEA, uno spiraglio arriva dal settore delle tecnologie a basse emissioni. Crescono le esportazioni di veicoli ibridi, in particolare verso gli Stati Uniti, ma restano forti le debolezze nelle tecnologie chiave come il fotovoltaico e l’elettrico. Il risultato è un miglioramento solo parziale del deficit commerciale, concentrato in pochi settori.
PP
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