21 luglio 2026

Dal caldofreddo alla granita: la geografia siciliana del gelato


Ogni provincia custodisce una specialità diversa e contribuisce alla forza di un comparto che unisce tradizione, turismo e artigianato, con centinaia di imprese attive in tutta l´Isola



Dal caldofreddo alla granita: la geografia siciliana del gelato

L'estate siciliana ha i suoi riti. C'è chi entra in gelateria dopo una giornata di mare, chi non rinuncia alla granita con la brioche come prima colazione e chi, arrivato a San Vito Lo Capo, ordina solo il caldofreddo, la tradizionale coppa di gelato con panna, biscotti e cioccolato caldo. Da una provincia all'altra cambiano le specialità e le materie prime che ne caratterizzano il gusto: il pistacchio a Bronte, il cioccolato a Modica, le mandorle e gli agrumi in altre aree dell'Isola, ma sempre all'insegna del rito del gelato.

In Sicilia il gelato accompagna da sempre tutto l'anno, anche se è con l'arrivo dell'estate che il comparto vive la stagione più intensa. Dietro i banconi delle gelaterie lavorano centinaia di imprese artigiane che, oltre a soddisfare la domanda di residenti e turisti, mantengono vive preparazioni che fanno parte dell'identità gastronomica dei diversi territori.

Prima ancora dei numeri, è la varietà dell'offerta a spiegare il rapporto speciale che la Sicilia ha con il gelato. Nel Trapanese il caldofreddo continua a essere una specialità ricercata quasi quanto le spiagge di San Vito Lo Capo. Tra Messina e Catania la granita con la brioche è una tradizione che supera il concetto di prima colazione e accompagna le giornate estive da generazioni. Alle pendici dell'Etna il pistacchio di Bronte è diventato uno dei gusti simbolo delle gelaterie artigianali, mentre nel Ragusano il cioccolato di Modica continua a trovare nuove interpretazioni anche nelle preparazioni fredde. E ancora sono le mandorle dell'Agrigentino, gli agrumi della Piana di Catania e della costa ionica, ma anche fichi, gelsi e altri frutti della tradizione siciliana a ispirare delizie che cambiano insieme alle stagioni e alle produzioni locali.

Non è soltanto una questione di gusti. La disponibilità delle materie prime, le tradizioni tramandate nel tempo, la vocazione turistica e la diffusione delle imprese artigiane hanno contribuito a creare una geografia del gelato che cambia da una provincia all'altra, pur conservando un'identità profondamente siciliana.

I dati dell'Osservatorio MPI di Confartigianato Sicilia confermano il peso economico di questa realtà. Le famiglie siciliane spendono ogni anno circa 157 milioni di euro per il gelato, un valore che colloca la regione al quarto posto in Italia dopo Lombardia, Lazio e Campania. Sul territorio operano 563 laboratori di gelateria, dei quali 373 artigiani, pari al 66,3% del totale. Palermo concentra la maggiore spesa delle famiglie, con 38 milioni di euro e 126 laboratori; Messina si distingue per la presenza di 103 attività, più delle 98 censite nel Catanese; Enna registra la più alta incidenza di imprese artigiane, con l'81,3%, seguita da Agrigento con il 78,9%.

La diffusione delle gelaterie riflette le caratteristiche dei diversi territori siciliani, ma mette anche in evidenza la forza dell'artigianato regionale, che rappresenta quasi due terzi dei laboratori presenti nell'Isola. Un patrimonio economico e produttivo che, come molti altri comparti artigiani, continua però a confrontarsi con una criticità denunciata da tempo da Confartigianato: la concorrenza sleale e l'abusivismo. Fenomeni che incidono sull'intero sistema dell'artigianato regionale e rendono più difficile il lavoro delle imprese che investono nella qualità delle produzioni e operano nel rispetto delle regole.

PP


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