Crack low cost, la trappola che devasta i giovani di Palermo
Dipendenza rapida, assuefazione, violenza, con la droga da 10 euro che conquista ragazzi di ogni ambiente
Giulio Ambrosetti
Come abbiamo scritto nella prima puntata del nostro ‘viaggio’ in una Palermo dove trionfa la violenza, soprattutto da parte di ragazzi, quattro anni fa Nino Rocca, un uomo da oltre quarant’anni si occupa degli ultimi del capoluogo siciliano, a proposito della diffusione del crack nella città, diceva: “Dietro ci sono la mafia nigeriana e la mafia siciliana”. Oggi Rocca ha aggiornato i risultati della sua osservazione del fenomeno: “Oggi - ci dice - la situazione è più complessa”. La mafia c’è sempre, del resto siamo a Palermo e questa forma di criminalità organizzata non è certo sparita. E allora quale sarebbe il ruolo che esercita nel grande affare del crack a Palermo?
Le interpretazioni sono due. Stando alla prima interpretazione, la mafia avrebbe lasciato campo libero ai ragazzi che si dedicano alle rapine e agli scippi a carico di turisti, commerciali e cittadini. Un atteggiamento che potrebbe configurarsi come una sorta di messaggio: lo vedete che succede senza il nostro controllo del territorio? Se ci lasciate in pace sistemiamo tutto, sennò vedetevela voi. Che poi il “sistemiamo tutto” è tanto per dire, perché la mafia, che è presente in città, non si lascia certo sfuggire un affare che coinvolge, per il consumo di crack, non meno di 4mila tra giovani e giovanissimi, numero che aumenta di giorno in giorno. E che si espande anche nei centri della provincia. La seconda interpretazione potrebbe configurare una mafia che non controlla il territorio perché farebbe troppa fatica ad andare dietro a un fenomeno in espansione. Ciò non significa, in questo secondo ipotetico scenario, che la mafia sia fuori: al contrario, si limita a un controllo sommario alla ‘fonte’: ovvero controllare gli arrivi a Palermo della droga e i luoghi di produzione del crack.
Stando a quello che ci ha raccontato Rocca, la cocaina arriva a Catania grazie alla ‘ndrangheta. Dalla Città Etnea una parte della cocaina viene trasferita a Palermo, dove non mancano certo i consumatori di questa droga piuttosto costosa. Dai residui della lavorazione della cocaina si produce il crack. Non abbiamo capito se a Palermo arriva solo cocaina che viene lavorata producendo gli scarti poi utilizzati per la produzione di crack; o se nel capoluogo siciliano arrivano anche gli scarti della cocaina lavorata a Catania e, magari, in altri centri dell’Isola. L’unica cosa certa è che a Palermo il giro giornaliero di crack e di soldi è notevole, se è vero, come già accennato, che i consumatori sono oltre 4 mila in continua crescita. Troppi i soldi che girano ogni giorno per lasciare indifferente la mafia.
E’ importante a questo punto provare a capire perché il crack, come raccontava già quattro anni fa Nino Rocca, è così diffuso tra i giovani e i giovanissimi. Con una premessa: che non siamo né psicologi, né sociologi e, quindi, non abbiamo la pretesa di illustrare tutto quello che si cela nell’animo di giovani e giovanissimi che decidono di prendere la via del crack. Magari alcuni iniziano per curiosità, per provare che cosa c’è in questo mondo che, spesso, è sotto i loro occhi. Ma è un gioco pericoloso. Una prima spiegazione arriva da Wikipedia: “Il crack è in grado di aumentare gli istinti violenti e alterare i principali centri di controllo del sistema nervoso centrale. Spesso porta all’alienazione sociale o a forme di psicosi”. Succede così che un ragazzo solo un po’ curioso, che si trova magari in compagnia di amici già coinvolti, assiste alla scena dei cristalli che vengono surriscaldati in apposite pipe di vetro e decide di provare questa esperienza inalando un po’ di fumo. Avviene che alcuni di questi ragazzi, pur cominciando in un’atmosfera goliardica, quasi per scherzo, finiscono con il diventare prigionieri di questa droga.
Ricordiamo che, a differenza di altre sostanze stupefacenti, una dose di crack costa poco, da 5 a 10 euro ed è molto pericolosa perché induce, in tempi brevi, elevata dipendenza e rapida assuefazione psicologica e fisica. Per un ragazzo, anche di 14-15 anni, un conto è dover trovare ogni giorno 100 euro e forse più, mentre altra e ben più facile cosa è trovare 10 euro o anche 5 euro. Rocca, che segue il fenomeno da tempo e che conosce bene il mondo del crack di Palermo, ci dice che questa droga è arrivata in tutti gli strati sociali: dai ragazzini e ragazzi che fanno parte di famiglie benestanti della città ai ceti medi, fino ai ceti poveri. Ci sono ragazzi che, in famiglia, non hanno problemi a trovare ogni giorno da 5 a 10 euro. E ci sono ragazzi e ragazzini che, invece, non sanno dove trovare i soldi. Questo spiega la crescita delle rapine. Volendo, anche acciuffare 20 euro, scippandole a un turista o a un comune cittadino, diventa, per il rapinatore-ragazzo o ragazzino, risolutivo per accomodare due o tre giorni. Poi si ricomincia.
Fine seconda puntata/ Continua
® Riproduzione riservata




















