Termovalorizzatori in Sicilia, si può?
Dal 2000 a oggi tra bandi bloccati, discariche in tilt e pareri contrastanti, l’Isola continua a spedire rifiuti all’estero
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Giulio Ambrosetti
Riuscirà la Sicilia a liberarsi dalle discariche inquinanti per realizzare i termovalorizzatori che in tanti Paesi europei sono da anni la normalità? Ce lo chiediamo perché, nella nostra Isola, dai primi anni del 2000 a questa parte, ogni volta che si cerca di modernizzare la raccolta dei rifiuti, c’è sempre qualcuno che si oppone. Il riferimento, ovviamente, non è ai rilievi della Corte dei Conti al Piano dei rifiuti dell’attuale Governo regionale, dal momento che la Magistratura contabile, come sottolinea lo stesso presidente della Regione, Renato Schifani, “si concentra su diversi decenni di attività delle amministrazioni statali e regionali competenti in materia delle quali tutte le amministrazioni pubbliche interessate debbono prendere atto”.
A parte le solite polemiche politiche che lasciano il tempo che trovano, il comunicato della presidenza della Regione siciliana sottolinea opportunamente che “non si tratta di controllo su atti puntuali di rilevanza finanziaria, come nel caso della delibera CIPESS sul Ponte sullo Stretto con effetto sospensivo del procedimento, ma di controllo sulla gestione che si sostanzia, come evidenzia la stessa Corte, in ‘raccomandazioni sollecitatorie di interventi e misure correttive’. Quindi nessun freno né paralisi, come qualcuno sostiene, semmai uno sprone a procedere con aggiustamenti che rendano più efficace il riordinamento avviato ed ancor più speditamente”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Giusy Savarino: “Il referto della Corte dei Conti si concentra su criticità nel sistema dei rifiuti stratificate nei decenni sulle quali il Governo lavora fin dal suo insediamento per una soluzione organica e definitiva. Il Piano del Governo recepisce le osservazioni fatte dalla Corte dei conti nel 2017, quando rilevò che il sistema era esclusivamente basato sulle discariche e in mano a un oligopolio. La strategia del Governo Schifani mira proprio a rivoluzionare la situazione. Andiamo avanti perciò in modo convinto, certi che si tratti della strada giusta per chiudere per sempre la pagina dell’emergenza in Sicilia”.
Ricordiamo che questa è la seconda volta che il Governo dell’Isola prova a liberare la Sicilia dalle discariche. Nel primo decennio del 2000 si provò a realizzare quattro termovalorizzatori. Fu la Magistratura europea a bloccare tutto per una questione procedurale legata ai bandi. Di fatto, è rimasto in piedi il sistema delle discariche inquinanti che è stato più volte oggetto di inchieste da parte della Magistratura.
Da qualche anno il sistema delle discariche è in parte collassato. Così una parte importante dei rifiuti della Sicilia deve essere spedita in Paesi esteri con costi notevoli a carico dei cittadini. In pratica i rifiuti siciliani finiscono in Paesi che utilizzano i termovalorizzatori. Se in Sicilia fossero stati realizzati i termovalorizzatori oggi si risparmierebbero un sacco di soldi. Ci auguriamo che la nostra Regione metta la parola fine alle discariche inquinanti e alle costose spedizioni di rifiuti all’estero.
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