23 aprile 2026

Sud più attento all´ambiente, ma la sostenibilità resta un lusso


L’indagine di Cittadinanzattiva evidenzia un’Italia divisa: a livello nazionale cresce la sensibilità ambientale, ma nel Sud e nelle Isole il cambiamento si scontra con ostacoli economici, carenze di servizi e fragilità informative più marcate



Sud più attento all´ambiente, ma la sostenibilità resta un lusso

immagine generata da AI

Gli italiani hanno fatto i conti con la realtà: il cambiamento climatico non è più un problema astratto o lontano. Secondo una consultazione civica promossa da Cittadinanzattiva, a cui hanno partecipato 1.813 cittadini, oltre il 78% ritiene che il comportamento umano sia la causa principale della crisi climatica, e più di sei su dieci la considerano una vera emergenza. Dunque un Paese sempre più consapevole, ma i dati del report mostrano che in realtà in Italia si fatica a tradurre questa consapevolezza in azione concreta.

Il motivo? Una combinazione di prezzi troppo alti, informazioni confuse e servizi che non funzionano — o che semplicemente non ci sono.

Al Sud più sensibili, ma più soli

Se c'è un territorio dove il senso di urgenza è più acuto, è il Mezzogiorno. Il 69,1% dei cittadini del Sud e delle Isole (la fetta più ampia del campione, il 34,6% del totale) considera la crisi ambientale un'emergenza reale, più che al Nord-Ovest (60%), al Nord-Est (63,7%) e al Centro (68%). Eppure, proprio dove la sensibilità è più alta, gli strumenti per agire sono più scarsi.

 

A questo dato si affianca una sfiducia profonda nelle istituzioni. Il 67,7% dei meridionali boccia l'azione pubblica degli ultimi dieci anni in materia ambientale, contro una media nazionale del 64,4%. Non uno scarto enorme, ma dove i problemi pesano di più, cresce anche la distanza percepita dalla politica.

Prezzi alti e servizi che mancano

A livello nazionale, il principale ostacolo alla sostenibilità è economico. Il 58,7% degli italiani indica i prezzi elevati dei prodotti sostenibili come primo freno, mentre il 48,3% segnala che riparare un oggetto costa spesso più che comprarne uno nuovo. Una distorsione di mercato che scoraggia i comportamenti virtuosi e alimenta la cultura dello scarto. Non a caso, il 46,1% dei cittadini dichiara che riparerebbe un oggetto solo se il costo fosse inferiore a quello di un prodotto nuovo: una logica comprensibile, ma che di fatto blocca la transizione verso un consumo più circolare.

Nel Sud questi ostacoli diventano ancora più rigidi. La sostenibilità, in molte aree del Mezzogiorno, resta una scelta teorica, non accessibile economicamente, né logisticamente praticabile.

 Rifiuti tessili ed elettronici: un sistema che non regge

Il divario emerge con chiarezza nel settore dei rifiuti. Per quelli tessili, oltre il 40% dei cittadini meridionali giudica scarso il numero di punti di raccolta, e il 35,8% denuncia problemi legati alla distanza e alla difficoltà di raggiungerli. Non è solo una questione di quantità, perché anche quando i servizi esistono, spesso non sono facilmente raggiungibili, e circa il 35% assegna una valutazione complessivamente negativa all'intero servizio.

Ancora più critica la situazione dei rifiuti elettronici. Nel Sud e nelle Isole, il 32,2% dei cittadini non conosce le modalità corrette di smaltimento dei RAEE — una quota significativamente più alta rispetto al Nord-Est, dove si ferma al 25,8%, e al Nord-Ovest (27,7%). Ma anche chi è informato si scontra con ostacoli concreti: anche in questo caso, il 28,3% giudica insufficienti i punti di raccolta disponibili, il 30,1% critica gli orari di apertura, e complessivamente circa il 35% lamenta una scarsità generale del servizio. Tutti dati che collocano il Mezzogiorno all'ultimo posto tra le macro-aree del Paese.

Diritti e tutele, una zona d'ombra

Le fragilità non riguardano solo la logistica, ma anche la capacità dei cittadini di orientarsi e difendersi. A livello nazionale, il 64,1% non saprebbe a chi rivolgersi per segnalare un caso di greenwashing, la pubblicità ambientale ingannevole, spesso sanzionata dall’Antitrust. E strumenti come il "passaporto digitale del prodotto", che dovrebbe accompagnare i beni lungo tutto il loro ciclo di vita, sono sconosciuti all'81% della popolazione. Una quota che tende ad aumentare tra chi ha livelli di istruzione più bassi, variabile che si intreccia spesso con i dati territoriali del Sud.

 Cosa chiedono i cittadini

Le priorità indicate dai cittadini del Sud nella consultazione di  Cittadinanzattiva ricalcano quelle nazionali, ma con un'enfasi diversa. Al primo posto ci sono gli incentivi economici alla riparazione (52,8%), strumento che potrebbe rompere la logica del "costa meno comprare nuovo". Ma accanto a questo, emerge con forza la richiesta di una rete di servizi più capillare sul territorio: il 50% chiede più punti di riparazione accessibili, capaci di superare le barriere logistiche oggi esistenti.

Il quadro che emerge è quello di un Paese che ha capito la posta in gioco, ma che non ha ancora gli strumenti per giocare la partita. E nel Sud, questa contraddizione è più acuta che altrove,  non per mancanza di volontà, ma per mancanza di condizioni.


 

PP


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