Spreco alimentare, 1 miliardo di tonnellate di cibo nel mondo
400 mila solo in Sicilia
L’Onu chiede di dimezzare lo spreco entro il 2030, ma Bruxelles si ferma a un -30%. Dati globali e locali a confronto: mentre milioni di persone soffrono la fame, in Sicilia si sprecano centinaia di migliaia di tonnellate di cibo ogni anno
foto di ron-lach per pexels
Mentre la Giornata internazionale contro perdite e sprechi alimentari invita a riflettere su un fenomeno che vale un terzo della produzione globale di cibo, l’Europa decide di rivedere al ribasso i propri obiettivi. Il nuovo testo approvato dal Parlamento Ue il 9 settembre limita la riduzione al -10% nella trasformazione e al -30% nei consumi finali, contro il -50% chiesto dall’Agenda Onu 2030.
Una scelta che appare contraddittoria di fronte a dati drammatici: 1,05 miliardi di tonnellate di cibo sprecato ogni anno, 1,25 miliardi persi lungo la filiera, 2,3 miliardi di persone in insicurezza alimentare e 150 milioni di bambini malnutriti. Nel 2022 ben 1,05 miliardi di tonnellate di alimenti sono stati buttati tra famiglie, ristoranti e distribuzione. Le nostre case da sole rappresentano il 60% dello spreco globale.
Lo spreco in Italia
In Italia, secondo Waste Watcher, lo spreco settimanale è sceso a 555,8 grammi pro capite, ma il traguardo fissato per il 2030, 369 grammi, resta lontano. Cresce però la sensibilità dei cittadini: il 66% dichiara di prestare più attenzione all’ambiente, il 22% preferisce prodotti locali, mentre solo il 5% ha ridotto la spesa alimentare per motivi economici.I
Lo spreco in Sicilia
In Sicilia, una stima dell’Università di Catania parla di 400.000 tonnellate di cibo sprecato ogni anno, con l’agricoltura che da sola pesa per oltre il 35% del totale, mentre la distribuzione e la ristorazione contribuiscono rispettivamente per circa il 10% e il 5%. Aumenta però la sensibilità dei cittadini: nel 2022 il Banco Alimentare della Sicilia è riuscito a recuperare oltre 2,2 milioni di kg di alimenti da destinare a chi ha bisogno, un segnale che la rete solidale può fare la differenza.
Cosa fare
Ogni alimento gettato non è solo una risorsa sottratta a chi ne ha bisogno, ma anche un colpo al clima: lo spreco genera tra l’8 e il 10% delle emissioni globali di gas serra e occupa il 28% dei terreni agricoli mondiali.
La buona notizia è che ognuno di noi può davvero fare la differenza, adottando piccole abitudini quotidiane che aiutano a ridurre lo spreco alimentare. L’Istituto superiore di sanità, ad esempio, suggerisce di pianificare la spesa partendo sempre da ciò che si ha già in casa, così da evitare acquisti inutili e duplicati. È importante anche non lasciarsi tentare dalle offerte come il classico “3x2”, che spesso portano a comprare più del necessario, con il rischio che il cibo finisca nella pattumiera. Un altro accorgimento utile è leggere con attenzione le etichette, imparando a distinguere tra la dicitura “da consumarsi entro”, che indica una vera scadenza, e “preferibilmente entro”, che segnala invece solo il termine entro cui il prodotto mantiene al meglio le sue caratteristiche ma può essere consumato anche dopo. Anche gli avanzi possono trasformarsi in risorsa: basta un po’ di fantasia per prepararli in nuove ricette come polpette, zuppe o frittate. E quando si mangia fuori casa, non bisogna avere alcun imbarazzo nel chiedere la doggy bag: portare a casa ciò che non si è finito è un gesto di buon senso e rispetto, sia per il cibo sia per l’ambiente.
Ridurre lo spreco non è solo una questione di buone pratiche individuali, ma un’urgenza politica. Senza obiettivi ambiziosi e vincolanti, gli sforzi dei singoli rischiano di non bastare a garantire un futuro alimentare sicuro per una popolazione che, entro il 2050, sfiorerà i 10 miliardi di persone.
PP
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