10 marzo 2026

La Sicilia segreta dei micro-molluschi: scoperte 60 nuove specie


Una ricerca scientifica riscrive la storia dei molluschi terrestri del Mediterraneo e dedica due nuove specie al direttore del Museo civico di storia naturale di Comiso, Gianni Insacco



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Tra le rocce calcaree della Sicilia sud-orientale esiste un patrimonio naturale quasi invisibile. Piccoli molluschi terrestri, grandi pochi millimetri, che raccontano una storia evolutiva antichissima. Una ricerca scientifica pubblicata sul Bulletin of the National Museum of Natural History di Malta ha ora portato alla scoperta di sessanta nuove entità tra specie e sottospecie del genere Muticaria.

Lo studio nasce da anni di lavoro sul campo e analisi di laboratorio. I risultati mostrano una diversità biologica molto più ampia rispetto a quanto noto finora e confermano il ruolo della Sicilia come uno dei principali laboratori naturali del Mediterraneo.

La ricerca è stata realizzata da Willy De Mattia, biologo evoluzionista formatosi all’Università di Vienna e affiliato al Naturhistorisches Museum Wien, e da Agatino Reitano, malacologo e paleontologo siciliano, curatore della collezione di invertebrati del Museo civico di storia naturale di Comiso.

Le indagini hanno interessato diverse aree delle province di Siracusa, Ragusa, Caltanissetta e Catania. I molluschi studiati possiedono una conchiglia cilindrico-fusiforme lunga tra gli otto e i venti millimetri e vivono in ambienti molto particolari: pareti rocciose, valloni e piccoli affioramenti calcarei.

L’isolamento geografico di questi micro-habitat ha favorito nel tempo la formazione di specie distinte, alcune delle quali sopravvivono oggi in territori estremamente limitati, talvolta circoscritti a poche centinaia di metri quadrati.

Lo studio rende omaggio anche alla tradizione scientifica siciliana. Diverse specie sono state dedicate a naturalisti dell’isola. Tra queste figurano Muticaria insaccoi insaccoi e Muticaria insaccoi opposita, dedicate al direttore scientifico del Museo civico di storia naturale di Comiso, Gianni Insacco.

Per trovare un lavoro di ampiezza paragonabile bisogna tornare alla seconda metà dell’Ottocento, quando Luigi Benoit pubblicò il suo trattato sulla malacofauna dell’isola. La nuova ricerca aggiorna radicalmente quelle conoscenze e rappresenta uno dei contributi più importanti dedicati alla fauna terrestre siciliana.

Il lavoro evidenzia anche la fragilità degli ambienti in cui vivono queste specie. Falesie costiere e pareti rocciose sono spesso esposte a urbanizzazione, incendi e attività estrattive. Senza una corretta identificazione scientifica, molte di queste forme di vita rischierebbero di scomparire prima ancora di essere riconosciute ufficialmente.

PP


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