14 settembre 2025

Il 2025 anno nero degli incendi in Europa, la Sicilia paga il prezzo più alto


Oltre 1 milione di ettari bruciati in UE, Italia prima per mega-roghi e l’isola in testa con 380 incendi in un solo giorno, 2.000 ettari in fumo in una settimana. L´appello di WWF e BirdLife: passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione proattiva



Il 2025 anno nero degli incendi in Europa, la Sicilia paga il prezzo più alto

Foto di Angelo Scarcella da Pixabay

L’Europa sta vivendo una stagione di fuoco senza precedenti: oltre un milione di ettari di foreste e vegetazione bruciati, 1.800 incendi da gennaio a oggi e livelli record di emissioni di CO₂. Lo certifica il nuovo rapporto del WWF, che definisce il 2025 “l’anno peggiore degli ultimi venti” per diffusione e intensità dei roghi. L’Italia detiene un triste primato: 532 mega-incendi superiori ai 30 ettari, una media di più di due al giorno, per un totale di 77 mila ettari percorsi dalle fiamme.

A guidare la classifica c’è la Sicilia, dove nei primi sette mesi dell’anno si contano 248 incendi significativi e 16.938 ettari di boschi e macchia mediterranea ridotti in cenere. Il culmine è arrivato il 25 luglio, giornata nera con 380 roghi in poche ore tra Trapani, Palermo, Enna e Catania: a Monte Cofano le fiamme hanno incenerito oltre 530 ettari, mentre nella vicina Riserva dello Zingaro i danni ambientali sono incalcolabili. Complessivamente, nella sola ultima settimana di luglio, si stimano circa 2.000 ettari distrutti. Decine di famiglie sono state evacuate e le operazioni di spegnimento hanno richiesto l’intervento di canadair, elicotteri e centinaia di volontari.

Le province più colpite

Trapani ha il bilancio peggiore con oltre 6.000 ettari bruciati, per la devastazione della Riserva dello Zingaro, Monte Cofano e Custonaci. Palermo segue con circa 4.500 ettari, a causa degli incendi a Piana degli Albanesi e le Madonie. Catania ha visto andare in fumo oltre 3.000 ettari, soprattutto nelle aree etnee di Biancavilla e Ragalna, mentre Enna supera i 2.000 ettari, con roghi diffusi nelle zone interne. Più contenuti ma comunque gravi i danni nelle province di Agrigento, Messina e Siracusa, dove restano sotto osservazione riserve naturali e parchi.

Il rapporto del WWF

Il rapporto indica  la crisi climatica come principale acceleratore: ondate di calore prolungate, siccità improvvise e abbandono delle aree rurali rendono la vegetazione sempre più secca e infiammabile, con il risultato di un aumento di 40 volte della probabilità e del 30% dell’intensità delle condizioni favorevoli ai grandi incendi.
Di fronte a questa emergenza, il WWF e BirdLife chiedono ai governi europei un cambio di rotta: “passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione proattiva”, con il ripristino degli ecosistemi, il recupero delle aree umide come barriere naturali, pratiche agro-pastorali che riducano la vegetazione combustibile e il coinvolgimento delle comunità locali. Senza un cambio di rotta, ammonisce l’associazione, “le estati mediterranee saranno sempre più simili a quelle del 2025”.

PP

 


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