Il 2025 anno nero degli incendi in Europa, la Sicilia paga il prezzo più alto
Oltre 1 milione di ettari bruciati in UE, Italia prima per mega-roghi e l’isola in testa con 380 incendi in un solo giorno, 2.000 ettari in fumo in una settimana. L´appello di WWF e BirdLife: passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione proattiva
Foto di Angelo Scarcella da Pixabay
L’Europa sta vivendo una stagione di fuoco senza precedenti: oltre un milione di ettari di foreste e vegetazione bruciati, 1.800 incendi da gennaio a oggi e livelli record di emissioni di CO₂. Lo certifica il nuovo rapporto del WWF, che definisce il 2025 “l’anno peggiore degli ultimi venti” per diffusione e intensità dei roghi. L’Italia detiene un triste primato: 532 mega-incendi superiori ai 30 ettari, una media di più di due al giorno, per un totale di 77 mila ettari percorsi dalle fiamme.
A guidare la classifica c’è la Sicilia, dove nei primi sette mesi dell’anno si contano 248 incendi significativi e 16.938 ettari di boschi e macchia mediterranea ridotti in cenere. Il culmine è arrivato il 25 luglio, giornata nera con 380 roghi in poche ore tra Trapani, Palermo, Enna e Catania: a Monte Cofano le fiamme hanno incenerito oltre 530 ettari, mentre nella vicina Riserva dello Zingaro i danni ambientali sono incalcolabili. Complessivamente, nella sola ultima settimana di luglio, si stimano circa 2.000 ettari distrutti. Decine di famiglie sono state evacuate e le operazioni di spegnimento hanno richiesto l’intervento di canadair, elicotteri e centinaia di volontari.
Le province più colpite
Trapani ha il bilancio peggiore con oltre 6.000 ettari bruciati, per la devastazione della Riserva dello Zingaro, Monte Cofano e Custonaci. Palermo segue con circa 4.500 ettari, a causa degli incendi a Piana degli Albanesi e le Madonie. Catania ha visto andare in fumo oltre 3.000 ettari, soprattutto nelle aree etnee di Biancavilla e Ragalna, mentre Enna supera i 2.000 ettari, con roghi diffusi nelle zone interne. Più contenuti ma comunque gravi i danni nelle province di Agrigento, Messina e Siracusa, dove restano sotto osservazione riserve naturali e parchi.
Il rapporto del WWF
Il rapporto indica la crisi climatica come principale acceleratore: ondate di calore prolungate, siccità improvvise e abbandono delle aree rurali rendono la vegetazione sempre più secca e infiammabile, con il risultato di un aumento di 40 volte della probabilità e del 30% dell’intensità delle condizioni favorevoli ai grandi incendi.
Di fronte a questa emergenza, il WWF e BirdLife chiedono ai governi europei un cambio di rotta: “passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione proattiva”, con il ripristino degli ecosistemi, il recupero delle aree umide come barriere naturali, pratiche agro-pastorali che riducano la vegetazione combustibile e il coinvolgimento delle comunità locali. Senza un cambio di rotta, ammonisce l’associazione, “le estati mediterranee saranno sempre più simili a quelle del 2025”.
PP
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